Con l’arrivo delle alte temperature tornano le proteste dei residenti del quartiere San Paolo, costretti anche quest’anno a fare i conti con i cattivi odori che, soprattutto nelle ore serali e notturne, rendono difficile perfino tenere aperte le finestre di casa. Le segnalazioni si moltiplicano sui social e riportano alla ribalta un problema denunciato da anni dagli abitanti della zona anche negli scorsi anni. Un disagio che si aggiunge ad altre criticità lamentate nel quartiere e che, secondo molti residenti, si ripresenta puntualmente, in maniera più grave, con l’arrivo della stagione estiva.
“Oggi la puzza di gamberoni è insopportabile, non si può tenere la finestra aperta, è uno schifo”, scrive una cittadina. Un commento che in poche ore ha raccolto numerose reazioni da parte di altri residenti esasperati dalla situazione. C’è chi parla di un problema ormai cronico. “Incominciamo, padre figlio e spirito Santo”, commenta ironicamente una residente, sottolineando come il fenomeno si ripresenti ogni anno senza che, a suo dire, venga trovata una soluzione definitiva. Molti raccontano di essere costretti a vivere con le finestre chiuse proprio nei giorni più caldi dell’anno. Una condizione che rende difficile il riposo notturno e la permanenza nelle abitazioni, soprattutto per anziani, bambini e famiglie.
Tra le segnalazioni emerge anche il tema della gestione dei rifiuti organici. “I sacchetti dell’umido non ne parliamo, conferiti in orario sbagliato col caldo pomeridiano”, osserva un cittadino, evidenziando come le alte temperature possano aggravare ulteriormente la situazione. Le proteste si intrecciano anche con il tema dei roghi che periodicamente interessano l’area. L’ultimo episodio segnalato risale a pochi giorni fa e ha riacceso le preoccupazioni dei residenti, che da tempo chiedono controlli più stringenti e interventi capaci di individuare le cause dei cattivi odori. “Che schifo, oramai il San Paolo è abbandonato del tutto, nemmeno il terzo mondo”, conclude infine un altro residente, dando voce a un sentimento di frustrazione diffuso tra chi vive nel quartiere.
Foto repertorio