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Caso Natuzzi, si riaccende lo scontro. Fillea Cgil Bari Bat: “Nessuna garanzia su stabilimenti, produzioni e occupazione”

Il sindacato torna ad attaccare il piano industriale dell'azienda dopo la comunicazione relativa alla chiusura definitiva dello stabilimento di Santeramo Iesce

Pubblicato da: redazione | Ven, 26 Giugno 2026 - 14:54
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Si riaccende lo scontro tra Natuzzi e la Fillea Cgil Bari Bat. Il sindacato torna ad attaccare il piano industriale dell’azienda dopo la comunicazione relativa alla chiusura definitiva dello stabilimento di Santeramo Iesce, noto come “Iesce 2”, e alla sospensione delle attività del sito di Altamura Graviscella/PS. Secondo quanto riferito dalla Fillea Cgil Bari Bat, i lavoratori dei due stabilimenti saranno trasferiti negli altri siti produttivi del gruppo, ma dovranno fare i conti con un ricorso alla cassa integrazione che, nella maggior parte dei reparti, raggiungerà il 70%.

Per il segretario generale della Fillea Cgil Bari Bat, Davide Lavermicocca, la decisione conferma i timori espressi dal sindacato negli ultimi mesi. “Nessuno ha mai avuto l’intenzione di sottrarsi al confronto, ma l’informativa aziendale dimostra che Natuzzi intende proseguire sulla strada già tracciata, senza attendere un vero accordo e senza modificare un piano industriale contestato dai lavoratori dopo sette mesi di mobilitazione e scioperi”, afferma. Il sindacato ricorda che, nelle diverse ipotesi di accordo discusse, era comunque prevista la sospensione fino a 36 mesi degli stabilimenti dell’area di Bari, con uno dei siti destinato alla chiusura definitiva. Gli impianti interessati occupano complessivamente circa 760 lavoratori, che si aggiungono agli altri mille dipendenti del gruppo impegnati ad affrontare una fase di forte incertezza.

La Fillea richiama inoltre il precedente dello stabilimento di Ginosa, chiuso temporaneamente e mai più riaperto. “È fermo da tredici anni e oggi è in vendita, nonostante due accordi di reindustrializzazione sostenuti con fondi pubblici che non hanno mai prodotto risultati”, evidenzia Lavermicocca, spiegando che proprio questa esperienza ha spinto il sindacato a chiedere garanzie vincolanti sui tempi di riapertura degli impianti e sul rientro delle produzioni. Tra le criticità evidenziate anche il rischio di un ulteriore trasferimento della produzione in Romania. Secondo la Fillea, il piano potrebbe comportare lo spostamento all’estero del 13% della produzione globale Natuzzi, pari al 26% di quella realizzata in Italia.

Il sindacato critica anche la proposta dell’azienda di inserire nel protocollo una clausola che avrebbe consentito di revocare gli impegni assunti con una semplice comunicazione via Pec, definendola una previsione che avrebbe reso l’accordo privo di reali garanzie. Infine, la Fillea sottolinea come, nonostante la disponibilità manifestata dalle istituzioni a sostenere il rilancio del gruppo, Natuzzi abbia respinto ogni ipotesi di intervento pubblico nella governance della crisi. “Senza una ricapitalizzazione privata e senza accettare il supporto pubblico – conclude Lavermicocca – l’azienda dimostra che chiusure e delocalizzazioni rappresentano una scelta precisa. Il peso di questa decisione ricadrà sui lavoratori, sulle loro famiglie e sul territorio. Continueremo a mettere in campo ogni iniziativa utile per difendere gli stabilimenti, l’occupazione e la produzione”.

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