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Salvatore, un commerciante residente a Bari, deve trasferirsi a Torino per necessità lavorative. Dovrà lasciare i suoi cari e abbandonare il calore della sua città, per trasferirsi in una città fredda, abitata da gente distaccata, che non saprà dargli il conforto e l’affetto di cui lui ha bisogno. Questi pensieri attraversano la sua mente durante tutto il viaggio. Poi finalmente giunge nella sua nuova città e incontra Leonardo, nei confronti del quale, proprio per adeguarsi a chi pensa di avere di fronte, inizia a relazionarsi in maniera molto formale. Leonardo, d’altra parte, si trova davanti un uomo diffidente e molto molto serio, che non accenna ad un sorriso. Così lui, pur essendo una persona solare e accogliente, cerca di reprimere il suo lato più scherzoso per adeguarsi alla serietà e compostezza di Salvatore!

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Cos’è successo?

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Nella vita di tutti i giorni spesso utilizziamo degli STEREOTIPI, ossia delle “scorciatoie mentali” che ci permettono di classificare persone e cose e di inserirle in categorie precostituite. Sono delle valutazioni rigide, veloci, che ci portano a trascurare le differenze che invece potrebbero esserci tra i diversi componenti. Tali meccanismi governano, più spesso di quanto pensiamo, le nostre relazioni con le persone appartenenti a quel certo insieme. Tendiamo a valutare gli altri non per quello che realmente sono, e dunque per la loro irripetibile singolarità, bensì in funzione della loro appartenenza ad un certo gruppo. In questo modo potrebbero formarsi valutazioni grossolane e poco corrette. Uno dei problemi fondamentali degli stereotipi sta nel fatto che essi sono abbastanza difficili da modificare. Inoltre, molto spesso, attivano dei veri e propri processi di autoriproduzione, vale a dire dei meccanismi che consentono loro di permanere pressoché invariati, nonostante le prove contrarie e a dispetto degli sforzi attivi che si possano mettere in atto per eliminarli. Per cui, ad esempio, se entriamo in relazione con una persona appartenente ad un determinato gruppo, interpreteremo i dati di quell’esperienza in rapporto allo stereotipo del gruppo. Tornando all’esempio: Salvatore, in base allo stereotipo, si aspettava di trovare una persona particolarmente fredda e distaccata. Succederà quindi che avrà la tendenza a sopravvalutare e a ricordare meglio gli episodi che gli permettono di confermare l’aspettativa e tenderà invece ad ignorare, considerandoli come variazioni accidentali non particolarmente informative, gli episodi in cui sono stati espressi comportamenti contrari allo stereotipo. Addirittura, potrà essere Salvatore stesso ad attivare, sia pur inconsapevolmente, la conferma delle sue aspettative, secondo il meccanismo della “profezia che si autoavvera”: nei confronti di una persona che ci aspettiamo fredda e scostante agiremo in maniera poco calorosa, ottenendo in risposta un comportamento simile, che ovviamente tenderemo a ritenere una riprova dell’esattezza dello stereotipo.


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