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Esiste, ma è rarissima, una forma acuta di STC causata da ematomi in corso di emofilia ed in pazienti in cura con anticoagulanti, infezione tenovaginalitica, tenosinovite reumatoide, fratture di polso tutte predisponenti un danneggiamento acuto del nervo mediano.

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DIAGNOSI

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Alla diagnosi di STC si  arriva grazie ad esami clinici e strumentali:

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  • segno di Tinel positivo: si effettua con dei piccoli colpetti a monte della zona interessata dalla compressione, questo martellamento determinerà una sensazione di corrente elettrica, di scossa, lungo il territorio di innervazione sensitiva del nervo mediano, cioè alle prime 3 dita.
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  • Test di Phalen positivo: consiste in una lesione forzata della mano verso il palmo per circa un minuto. Tenendo la mano forzatamente flessa, si provoca un allargamento del pavimento del canale carpale, in questo modo si tende il tetto, costituito dal legamento trasverso; allargando le sue zone di inserzione il canale diventa più stretto. Il pz avvertirà i disturbi sensitivi, quali il formicolio, la parestesia, l’ipoestesia, fino al dolore, alle prime 3 dita della mano. Questo test non sempre risulta positivo anche in caso di compressione del nervo.
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  • Test del bracciale pneumatico: portando il bracciale ad una pressione lievemente maggiore di quella sistolica per 40 secondi circa, il paziente avvertirà parestesie al territorio di innervazione del nervo.
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  • Elettromiografia e potenziali evocati sensitivi: sono gli esami complementari più importanti, perche indicano precisamente il tipo di sofferenza del nervo.
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L’elettromiografia si esegue con aghi molto sottili che si posizionano all’interno del muscolo da valutare, o con elettrodi di superficie, serve a valutare la contrazione muscolare e la potenza della contrazione stessa. Questo esame ci dice se è presente una sofferenza nervosa, ma non ci dice a che livello è presente la sofferenza, quindi se è di tipo centrale o periferica. Quindi questo esame viene integrato dall’elettroneuronografia, che valuta anche la velocità di conduzione motoria (VCM) e i potenziali evocati somato-sensitivi (PESS): la VCM  e i PESS permettono di identificare la sede della sofferenza, rispettivamente motoria e sensitiva. Mentre nella VCM si stimola a monte e si rileva a valle, per i PESS si utilizza il metodo ortodromico, cioè si applica uno stimolo in periferia e si rilevano i risultati a livello centrale, mostrando quando e in che modo avviene la risposta agli stimoli sensoriali periferici.

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  • RX polso: mostra la presenza o meno di traumi pregressi o recenti, di lussazioni o deformità ossee che possono essere la causa di una compressione
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  • TAC: permette di visionare in maniera completa la parte ossea del tunnel e la sua conformazione
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  • RMN: permette di visualizzare le parti molli, quali i tendini, i nervi ed eventuali loro espansioni
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CLASSIFICAZIONE

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  • NORMALE
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  • MINIMO: anormalità segmentali rispetto al controlaterale
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  • LIEVE: riduzione della velocità di conduzione sensitiva polso-dita, ma normale latenza distale motoria
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  • MODERATO: riduzione della velocità di conduzione sensitiva polso-dita e anomala latenza distale motoria
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  • SEVERO: assenza di risposta sensoriale e anomala latenza distale motoria
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  • MOLTO GRAVE: assenza di risposta sensitiva e motoria
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DIAGNOSI DIFFERENZIALE

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È necessaria per escludere una compressione del nervo mediano in un punto diverso dal canale carpale, con: artrosi cervicale, discopatia cervicale, radicolopatie cervicali, tensione muscolare cervicale, costola cervicale, errata postura, problemi vascolari, neuropatie, tendiniti, epicondliti.

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TERAPIA E TRATTAMENTO

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Il primo approccio alla STC, per sintomi di recente insorgenza, in assenza di deficit importanti e di dolore  è di tipo conservativo, e consiste in:

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  • Immobilizzazione del polso in posizione neutra, con 0-10° di estensione e con leggera deviazione ulnare, o con polsino Policarpal (indicazione contrastata, perché secondo alcuni Autori l’immobilizzazione può a volte aumentare la sintomatologia
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  • FANS, corticosteroidi, vitamina B6 e neurotrofici per via generale
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  • Elettroterapia antinfiammatoria, ultrasuoni, laser, ionoforesi
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  • Mesoterapia con metilprednisone (infiltrazione di cortisonici)
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  • Astensione dal lavoro se ne è accertata la correlazione
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Quando i sintomi si cronicizzano e subentra la fase deficitaria sensitivo-motoria, quando il paziente non trae giovamento dalle tecniche conservative  o nei casi di veloce progressione della sintomatologia  si opta per il trattamento chirurgico.

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L’intervento chirurgico si può eseguire tradizionalmente a cielo aperto(incisioni ampie o minime in rapporto al tipo di danno del nervo e alla capacità del chirurgo), oppure mediante tecnica endoscopica.

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Il trattamento chirurgico in tutti i casi consiste nella sezione del legamento trasverso del carpo con conseguente decompressione del nervo mediano e nella eventuale epineurotomia longitudinale del nervo con sinovialectomia dei tendini flessori nei casi con ipertrofia sinoviale peritendinea. Nell’immediato post-operatorio le dita devono essere libere di muoversi immediatamente mentre al polso si effettua un bendaggio elastico per limitare la formazione dell’edema e o si utilizza spesso un tutore statico, soprattutto nella prima settimana, quando, si potranno eseguire solo esercizi cauti di flesso-estensione (flessione più limitata). Nella seconda settimana è permesso l’uso della mano nelle comuni attività quotidiane. Dalla 2° alla 4° settimana sarà possibile una mobilizzazione completa del polso attiva e passiva, verrà potenziata la muscolatura con esercizi di pinza e presa o con elettrostimolazione a correnti esponenziali, si potranno utilizzare tecniche di desensibilizzazione della cicatrice e stimolazione elettrica per controllare il  dolore.

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La rimozione dei punti di sutura avviene in 10°-15° giornata


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