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Farfalle nello stomaco, battiti del cuore.

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Niente stomaco, niente cuore. L’amore è nel nostro cervello e un recente studio internazionale ha delineato la mappa (cerebrale) dell’amore. Prima l’innamoramento, poi l’amore. Due fasi unite ma separate, come le aree cerebrali loro connesse: entrambe le fasi attivano il corpo striato, ma solo l’amore, inteso come attaccamento e impegno a lungo termine, attiva anche l’insula. L’ aspetto curioso è che tali aree sono le stesse associate alla tossicodipendenza: a livello cerebrale essere innamorati ci da risultati simili all’essere dipendenti da droghe.

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Come teoria potrebbe avere senso: a livello funzionale amiamo perché questo porta la riproduzione e la crescita dei figli, migliorando il nostro successo evolutivo. A livello meccanicistico questo tipo di amore è intenso, ossessivo, e in gran parte fuori dal libero arbitrio, perché è governato dalle parti del nostro cervello che guidano tale sentimento. In un certo senso l’amore potrebbe essere considerato una forma di dipendenza. Una dipendenza che potrebbe essere positiva quando si è apprezzati e valorizzati, e potenzialmente distruttiva quando questo non succede.

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Tutto questo non significa che le persone innamorate sono clinicamente dipendenti e hanno bisogno di riabilitazione. Si parla di dipendenza quando un comportamento può arrecare danni, può far male. Ma l’amore di per sé  gioioso: ci si sente bene, vivi, ed è normale che vogliamo mantenere questo stato rimanendo più tempo possibile con la persona che amiamo.


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