Dei maestri del grandissimo cinema italiano che fu, rimaneva soltanto lui, Ettore Scola. Scola, regista, 86 anni, fra le altre cose presidente per sei anni del Bif&st Bari International Film Festival, ha saputo raccontare gli italiani, riuscendo a riscuotere consenso sia di critica che di pubblico, dentro e fuori i confini nazionali. Il programma del Bif&st 2016, ovviamente, sarà incentrato sulla sua figura e su quella del suo attore-feticcio preferito, Marcello Mastroianni, come dettagliatamente indicato dallo stesso Scola, attivissimo e pignolo nel suo ruolo di presidente, fino a pochi giorni prima della sua scomparsa.

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E Bari non dimenticherà. La nostra città si porta nel cuore quei grandi che le hanno voluto bene, pertanto credo che quest’anno la rassegna ideata da Felice Laudadio e promossa dalla Regione Puglia, avrà un riscontro di pubblico ancor più grande di quello degli anni passati. Moltissimi saranno infatti i baresi che si sentiranno in dovere di omaggiare il maestro andandosi a rivedere qualche suo film. A volte, è lecito chiedersi chi o cosa sia un vero maestro. Oramai è una parola sempre più arida, inflazionata, vuotata d’ogni significato, appiccicata a qualcuno che non sa cosa farsene e che poi, spesso, tanto magistrale neanche lo è.

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Iniziamo col trovare senso a questo vocabolo maledetto: maestro è colui che insegna. E allora vien da sé che Ettore Scola lo era a tutti gli effetti: pochi personaggi del mondo dello spettacolo, infatti, hanno insegnato, nel verso senso del termine, tanto quanto lui agli italiani.

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Ad esempio, nel capolavoro ”Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa’’ con i titanici Alberto Sordi e Nino Manfredi, smascherò la freddezza e l’ipocrisia che imperano negli ambienti borghesi/chic sui problemi del terzo mondo. Una vera lezione di geo-storia-sociologia divertentissima, la quale tra una risata spensierata ed una altra malinconica, si fa largo nelle certezze apparentemente indistruttibili dello spettatore.

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In “Una giornata particolare” con Sophia Loren e Marcello Mastroianni (film che gli valse il Golden Globe e la candidatura agli oscar) sullo sfondo della visita di Adolf Hitler a Roma, mette a dura prova le convinzioni e le certezze di un radiocronista omosessuale e della sua vicina di casa, una casalinga-reclusa, madre di sei figli e moglie di un fascista cafone e prepotente. Mai nessun film ambientato in quel periodo permette di rivivere l’intero ventennio, avendo una trama che si svolge nell’arco di un pomeriggio solo. Nessun documentario storico, nessun colossal e nessuna serie a puntate, infatti, riescono a far tornare fisicamente indietro lo spettatore a quel tempo, riescono a mostrargli tutto, pur senza nominare niente e nessuno.

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Altro film-culto: ‘’La terrazza’’. Questo è l’amaro bilancio di un gruppo di intellettuali di sinistra in crisi. Un film che anticiperà quello strano sentimento, quel misto di sensi di colpa, frustrazione e pigrizia che colpì (e continua a colpire) vari intellettualoidi scontenti di ciò che avrebbero potuto realizzare, insomma del loro “avremmo potuto fare di più”.

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