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BARI – Imponevano il pizzo sui cantieri edili attraverso l’assunzione di un guardiano o costringendo l’imprenditore a sub appaltare alcuni lavori a società “amiche”. I commercianti di mozzarelle, invece, venivano obbligati ad alzare il prezzo dei loro prodotti, mentre da un imprenditore che importava pesce dalla Grecia pretendevano il pagamento di un euro per ogni chilo di prodotto ittico introdotto in Italia. Le forme di estorsione studiate dal clan Parisi erano diverse e non risparmiavano nessuno, ma la guardia di finanza e la Dda di Bari hanno messo fine a questa sopraffazione con un’operazione scattata all’alba in tutta la città. Sono 11 le misure cautelari emesse dal gip Francesco Pellecchia su richiesta del pm Roberto Rossi (5 in carcere e 6 ai domiciliari), complessivamente gli indagati sono 28. E tra le persone rimaste a piede libero ci sono anche alcuni imprenditori, si perché l’indagine del Gico ha fatto emergere un dato sconfortante: la connivenza tra alcuni commercianti e la criminalità organizzata barese. In alcuni casi per timore di subire ritorsioni gli imprenditori, ascoltati dagli inquirenti come persone informate dei fatti, hanno mentito spudoratamente, coprendo i loro aguzzini. Ma in altri episodi gli stessi commercianti hanno vestito i panni dei criminali, chiedendo l’aiuto del clan Parisi per punire dei loro colleghi o persino collaborando gomito a gomito con gli affiliati alla cosca di Japigia, rendendosi protagonisti di estorsioni e spedizioni punitive. Tra coloro che sono stati raggiunti dalla custodia cautelare in carcere ci sono i fratelli Michele e Nicola Parisi e Tommaso Parisi (ai domiciliari), nipote del boss Savino Parisi. I fatti contestati si riferiscono al periodo 2012-2104, parallelamente agli arresti la guardia di finanza sta eseguendo sequestri preventivi per 56 milioni di euro nei confronti di 10 indagati.


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