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Parto dal presupposto che nella mia vita ho sempre voluto fare questo lavoro. A 9 anni il mio desiderio era quello di aprire una salumeria, a 11 anni facevo le mie prime esperienze, a 12 anni iniziavo a lavorare in un bar dopo la scuola e a 13 anni ho debuttato in questo lavoro facendo la mia prima stagione in un prestigioso bar di Torre Canne dove lavoravo “solo” 12 ore al giorno e guadagnavo 1000 lire a ora.\r\nEcco il mio vero inizio che pochi conoscono e che confido con molto piacere agli amici pugliesi.\r\nUn altro elemento fondamentale che mi ha spinto verso questo lavoro è dato dal fatto che sono stato sempre affascinato dagli uomini con la giacca bianca, infatti a quei pochi matrimoni a cui ho partecipato con i miei genitori, questa figura del cameriere con la classicissima giacca bianca e collo a punta, mi davano questo senso di imponenza , di importanza e già lì pensavo…da grande farò questo lavoro.\r\nQuindi, come si può ben vedere, l’amore per questo lavoro c’è sempre stato e ancor oggi quella fiamma interna di conoscenza e amore per quel che si fa e quello che si può imparare, arde fortemente.\r\nLa Puglia la mia regione mi ha fatto capire quanto vasta sia la scelta per chi si affaccia in questo lavoro, in questo mondo e quante possono essere le soddisfazioni che possiamo ricevere. Con le mie esperienze, però, ho capito che la Puglia deve essere un trampolino di lancio, una base per poi crescere, ampliare le proprie conoscenze ed in fine ritornare da professionista affermato, senza presunzione, ma con un enorme bagaglio alle spalle.\r\nHo avuto il piacere di girare il mondo per lavoro e per vacanza e ovunque sono stato fiero di sottolineare la mia provenienza pugliese o ancor meglio fasanese, ragion per cui le origini non vanno mai dimenticate, ma anzi evidenziate, sempre fieri e degni!\r\nNon so dove questo lavoro mi porterà, so solo che tutto mi porta vicino alla mia terra natia lì dove vive la mia famiglia e lì dove ho comprato casa.\r\nCon mia moglie immagino sempre la mia pensione trascorsa nei caldi pomeriggi invernali pescando sul litorale tra Savelletri e Torre Canne.\r\n\r\nRispondendo ad alcune vostre domande,\r\nMi chiamo Donato Marzolla, sono un amante della ristorazione e da anni faccio il Restaurant Manager, Maitre d’hotel e Assistente Food and Beverage per i migliori alberghi 5 stelle lusso in giro per l’Europa. Amo il lusso, amo la cucina gourmet e mi piace la precisione. Provengo dalla vecchia scuola d’insegnamento alberghiero, ma allo stesso tempo l’esperienza lavorativa mi ha portato a unire quello che ho imparato a quello che oggi mi richiede questo lavoro e lo stesso staff. Le persone che si affacciano in questo lavoro sono diverse da chi iniziava 30 anni fa, quindi bisogna preventivare anche questo e far sì che tutti possano trovare gli stimoli e la forza per andare avanti con ottimi risultati.\r\nHo avuto il piacere di ricevere alcuni premi per la mia professione (miglior maître d’Italia per “Identità Golose” e miglior Food & Beverage Manager per il blog “Altissimo Ceto”), ma spero di riceverne altri per i futuri traguardi perché bisogna sempre prefiggersi nuovi obiettivi e nuove esperienze.\r\nFaccio questo lavoro perché lo amo e non perché non ho trovato di meglio e questo è molto importante da sapere e da capire.\r\n\r\nNon mi sento predestinato, né uno che è arrivato dove è per puro caso.\r\nTutto quello che ho fatto e ho avuto nella mia vita l’ ho fatto sgomitando e lavorando duramente. Già da bambino quando i miei amici si divertivano, io ero dietro un bancone del bar a lavorare guadagnandomi esperienza e soldi. Da sempre, e tutt’ora accade, se intravedo un importante obiettivo, una buona esperienza metto da parte il guadagno per puntare a migliorare la mia posizione e la mia conoscenza. L’ho fatto più volte nella mia vita lasciando dopo 12 anni un contratto indeterminato per andare a lavorare ad Antigua e dopo qualche anno ho ripetuto la scelta ritrovandomi a fare l’assistente Food and Beverage in un prestigiosissimo albergo di Londra. Quindi non di certo per caso, ma perché non ponendomi alcun limite ho sempre preferito rischiare con lo scopo di arrivare sempre più in alto.\r\n\r\n \r\n\r\nIl vero punto d’inizio della mia avventura non saprei, ma ci sono diverse tappe che mi hanno segnato e che mi hanno aiutato a crescere, tra le prime sicuramente l’hotel del Levante a 14 anni, la Scozia a 19 anni, Austria e a seguire la Svizzera, l’inizio nel mondo Gourmet e il mio debutto con le stelle Michelin con l’esperienza Ravellese, le food promotion a New York e Yokohama, il cambio di responsabilità supervisionando un bellissimo alberghetto ad Antigua nei Caraibi e in fine il rimettersi ancora in gioco nell’attuale esperienza Londinese. Quindi ogni nuova scelta ha comportato un inizio e una fase saliente della mia carriera.\r\n\r\n \r\n\r\nLa mia missione (caspita che parolone!) è quella di interfacciarmi con tante persone provenienti da ogni parte del mondo e renderle felici, farli sentire a casa, esaudire i loro desideri, e quando hai a che fare con gente di un certo rango, politici, industriali che sanno realmente quello che vogliono e cosa significa il lusso non è facile. Si potrebbe parlare per ore asserendo che tutti gli ospiti sono uguali e che tutti debbano essere trattati alla stessa maniera, ma è poi vero? In questi anni ho avuto tanti ragazzi con me, numerosi gruppi di lavoro e tante persone che hanno voluto dedicarmi la loro fiducia e il loro tempo per imparare da me tanti piccoli segreti utili per crescere e migliorare col tempo. Lo scopo che mi spinge a fare quello che faccio? Perché mi piace e non è un peso. Lo faccio perché mi piace far crescere la gente intorno a me e lo faccio perché ogni giorno posso imparare cose nuove da persone ed esperienze differenti.\r\n\r\nSe dovessi assegnare delle percentuali? Sicuramente darei un 33% a fortuna e caparbietà lasciando un ovvio 34% alla bravura, senza la quale non si andrebbe avanti. La fortuna sembra baciare poche persone, ma quando arriva si fa sentire, la caparbietà è una virtù in cui mi ci rivedo visto che ha caratterizzato la mia vita, ma la bravura penso che vinca su tutte perché “il gioco” non avrebbe modo di esistere se non ci fosse almeno un poco di quella. È altresì vero che molti fortunati sono incapaci, ma quella è un’altra storia.\r\n\r\nIo mi sento molto legato alla mia Puglia basti pensare che nella preparazione di un cocktail un giorno ho usato l’acqua di mare distillata, quindi, più legato alla mia terra (e al mio mare) di così!!! Comunque sia chi disprezza le proprie origini ha due possibilità: o è un incosciente o ha dei validissimi motivi che vanno al di là di tutto. Mi piace raccontare che quando lavoravo in costiera amalfitana, i miei ragazzi mi chiedevano se lavorassi per la Proloco pugliese, perché a tutti i clienti che venivano in Puglia mi divertivo a pianificare l’itinerario con visita di paesi, tappe nei ristoranti e attrazioni. Ecco, questo è solo un accenno per far capire il mio attaccamento alla Puglia. È anche vero che mi piacerebbe vedere una Puglia meno sfruttata e più vivibile dove chi fa questo lavoro possa lavorare le sue ore, avere i suoi giorni liberi, decidere da manager e non essere manovrato come un burattino. Abbiamo una splendida regione che tutti ci invidiano, cerchiamo di valorizzarla per quella che è e non solo nel campo enogastronomico. Le eccellenze pugliesi di vini, chef, maître e tanto altro si è diffusa nel mondo, ma stranamente non in Puglia e il motivo è che non ci crediamo fino in fondo e che lo sfruttamento spinge il professionista ad andar via. Peccato!\r\n\r\nEssendo un fanatico del lusso non posso essere altro che un fan dello slow, lo slow ti permette di assaporare i piaceri della vita e goderteli a pieno senza avere quella fretta che ti fa perdere qualche gusto/sapore in generale. Fast lo sono nella vita, non mi piace vedere i “cadaveri” che camminano, che lavorano o che fanno le cose con superficialità, quindi mi scindo completamente in base alle esigenze, per piacere tifo slow e per modo di fare sono fast.\r\n\r\nSi ho quella istantanea dentro di me, che mi seguirà sempre. Avevo un desiderio: diventare maître d’hotel e quando a 24 anni mi si è presentata l’opportunità in un 5 stelle lusso pensai: ce la posso fare! E ce l’ho fatta alla grandissima, anzi, da quel momento non mi sono fermato più.\r\n\r\nHo avuto un colpo al cuore quando questo sottoposto ha creato problemi insormontabili, ma licenziandolo il mio problema è quasi svanito. Ho subito ripicche e piccole ritorsioni da principiante qual era, ma quando vai avanti per la tua strada e curi l’azienda che ti paga, non devi esitare mai. C’è un detto che ricordo spesso nei momenti difficili che mi fu detto da un mio ex datore di lavoro: quando hai dei problemi e il “nemico” è in difficoltà non aiutarlo a risalire, ma affondalo del tutto. Potrebbe sembrare brutto, ma credetemi è la realtà.\r\n\r\nLa mia arte si ispira al servizio in generale, alla felicità del cliente, all’esaudire i desideri di un cliente, al rendere reale quello che qualcuno non pensa sia fattibile. Pensate che stia esagerando? Vi dico tranquillamente di no e vi porto un esempio ripetutosi più volte. Vedere un uomo in pieno imbarazzo che vuole chiedere in sposa la sua amata e che viene da te per chiederti aiuto è una bella sfida. Quando, però, gli organizzi musica, posto incantevole, bollicine e anche la luna piena e dopo il “sì” della bella amata lui viene da te in lacrime e ti abbraccia, beh, come lo chiamereste?


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