Cosa succede quando si dimentica quanto ci è vicino, per rincorrere i nostri obiettivi? Domani, l’ultimo singolo di Beppe Delre, ci parla proprio di questo. Il brano è pure un’anticipazione di un nuovo progetto tutto in italiano, col quale prossimamente ci parlerà dei moti dell’animo umano.

La storia del cantante, autore e docente pugliese comincia con una precoce passione per la musica e per il canto, che sono ancor oggi la sua ragione di vita. Giuseppe Delre è partito da una formazione musicale classica, per darsi totalmente al jazz e alla popular music. Negli anni il pluripremiato cantante ha realizzato diversi dischi, partecipato a festival e rassegne jazz, e vissuto un’intensa attività concertistica in Italia e all’estero.

Domani è un invito a non perdere di vista il presente, coloro che sono intorno a noi e anche noi stessi. Cosa si rischia?

Molto spesso il voler raggiungere un obbiettivo, il voler realizzare un sogno, ci porta a perdere il contatto con noi stessi e con il mondo circostante. Si rischia di vivere in funzione di ciò che non arriva mai. Tutto il bello che ci circonda di colpo perde importanza in virtù di quel che si vorrebbe avere. Domani è un’esortazione a vivere meglio il presente perché il domani è un insieme di attimi che si susseguono uno dopo l’altro, ad iniziare dall’attimo presente.

C’è un musicista magari poco noto, del quale consiglierebbe l’ascolto al pubblico?

Ci sono tantissimi musicisti ed artisti in generale che il grande pubblico non conosce. Fra i tanti mi piace suggerire Erin Bode: è una cantante statunitense che si muove fra jazz e pop in maniera elegante e coinvolgente.

Come vengono visti i musicisti jazz italiani all’estero?

Gli italiani sono molto apprezzati, specie quando portano la propria cultura. L’Italia è ancora sinonimo di cultura e classicità, ma anche di gusto e ricercatezza. Perdere la propria identità in favore di mode e “scimmiottamenti” di facile presa porta sempre a dare una immagine falsa di se stessi. Il jazz è una musica che ti offre l’opportunità di dare la propria idea di un qualcosa, aggiungendovi la possibilità di improvvisare. Ben venga l’intenzione a raccontare se stessi, sempre.

Quali sono le gioie (e i problemi) dell’insegnare musica?

Insegnare è anche partecipare alla crescita e formazione di qualcuno che sta facendo il percorso dopo di te. L’insegnante è un traghettatore che assiste l’alunno nel difficile compito di arrivare a se stesso; nel riuscire a tirar fuori quel che ha dentro. E quando questo accade è una grande gioia per l’insegnante e per l’allievo. Tuttavia il compito non è facile e spesso la voglia di voler ottenere risultati in breve tempo porta l’alunno a vivere situazioni frustranti in cui non riesce a godere di quel che fa. Di contro l’insegnante non è messo nelle condizioni di poter svolgere per bene il suo compito.

Quale consiglio si sentirebbe di dare a un giovanissimo che mostra subito la passione per la musica?

Coltivare sicuramente questa passione e ascoltare tantissima musica. L’ascolto è l’80% di quel che fa di una persona un musicista. I giovani ascoltano poca musica e spesso sempre la stessa. Le radio dovrebbero offrire un ventaglio di scelte molto più ampio. Tuttavia oggi Internet permette in un click di poter essere ovunque. Inoltre offre la possibilità di ascoltare radio di tutto il mondo, quindi l’unico limite paradossalmente è la curiosità di ognuno di noi. La voglia di saperne di più e di voler conoscere. Ecco cosa consiglio: siate curiosi e affamati di sapere.

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