Cabtutela.it
acipocket.it

Al Sud, ci lamentiamo spesso e a ragione, perché abbiamo una terra dal potenziale immenso ma bistrattato.\r\n\r\nAnche nel settore enogastronomico siamo il tacco debole. La maggior parte dei ristoranti stellati, le degustazioni e gli eventi più interessanti sono a nord.\r\n\r\nMa le eccezioni non mancano.\r\n\r\nDa undici anni Nicola Campanile porta avanti un progetto dal respiro internazionale: Radici, vini da vitigni autoctoni. Anche il Meridione può dire di avere un suo appuntamento di vino.\r\n\r\nQuest’anno si è svolto all’Una Hotel Regina di Torre a Mare dal 7 al 13 giugno.\r\n\r\n184 cantine, 432 etichette assaggiate da giornalisti e importatori nazionali ed esteri. Numeri da record.\r\n\r\nL’idea è vincente, l’organizzazione ottima. Per giorni si susseguono degustazioni alla cieca, suddividendo i vini per vitigno, provenienza e categoria. La novità di questa edizione è aver inserito la spumantistica, segno di una manifestazione che segue da vicino l’evoluzione della produzione, sempre più (forse troppo) orientata a diversificare l’offerta con le bollicine.\r\n\r\nIl 13 giugno è stata la giornata conclusiva, in cui l’Una Hotel ha aperto le porte al pubblico con banchi d’assaggio disponibili l’intera giornata per privati, ristoratori, enotecari e distributori. Nel tardo pomeriggio si sono proclamati i vincitori, prima di una cena a buffet preparata da sei bravi osti del sud, accomunati da una mano autenticamente territoriale. Il nostro Stefano d’Onghia (Botteghe Antiche, Putignano) ha preparato una golosa orecchietta di grano arso con fiori di zucca, Mariantonietta Santoro (Al Becco della Civetta, Castelmezzano) il collo di suino nero lucano, e poi la seppia skattiata di Giuseppe Gatto (Da Lucrezia, Trebisacce), la cernia con salsa eoliana e cucunci di Bianca Celano (Qqucina Qui, Catania), le polpette con caciocavallo di Salemme (Abraxas, Pozzuoli) e gli involtini di capocollo e alloro di Caputo (Una Hotel, Bari).\r\n\r\nMa veniamo ai vincitori. Impossibile citarli tutti, quasi un centinaio di etichette nel podio, suddivise per categorie e per giuria di riferimento. (http://www.radicidelsud.it/news-eventi/11919/i-vincitori-di-radici-del-sud-2016.html).\r\n\r\nDopo aver assaggiato, non vi nego che alcuni dei miei preferiti nel podio non c’erano. La tripletta calabrese – ‘A Vita, Casa Comerci e Cataldo Calabretta – è forza della natura, eleganza e territorio. Ferracane a Marsala vinifica un Cataratto profondo e complesso. Il Grillo e il Moscato secco di Fausta Mansio sono pieni di energia e respiro. I vini da agricoltura sinergica de l’Archetipo sono poderosi nella loro carica espressiva. La lista dello stupore da bontà potrebbe proseguire a lungo.\r\n\r\nLa verità è che questa manifestazione è importante perché parla e vive di sud, di un territorio poco ascoltato ma con tanto da dire. E’ bello vedere giornalisti e buyer esteri vivere con entusiasmo di noi, dei nostri vitigni e dei nostri areali di produzione. A prescindere da come siano i loro nasi e palati. Certamente, aver bilanciato le giurie – con la sensibilità delle dinamiche dominanti di mercato da un lato (buyer) e di approccio più disinteressato dall’altro (giornalisti) – è stata azzeccata.\r\n\r\nLa giornata conclusiva può non essere la situazione perfetta per degustare, dati la confusione, i rumori e la stanchezza dei produttori. Ma è l’occasione per mettere le basi di uno scambio, di nuove conoscenze e di curiosità. Avremo il tempo per approfondire, organizzare gite in cantina, comprare quella bottiglia che qualcosa ci ha lasciato.\r\n\r\nPer ora, grazie a Nicola Campanile e alla squadra di suoi giovani collaboratori, che hanno alzato i riflettori sulle nostre Radici.


© RIPRODUZIONE ANCHE PARZIALE RISERVATA - Borderline24 Il giornale - Ti invitiamo a usare i bottoni di condivisione e a non copiare l'articolo.

ConfagricolturaBari
CattolicaBari

LASCIA UN COMMENTO:

Scrivi il tuo commento
Il tuo nome qui