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L’Alzheimer è una malattia neurodegenerativa sempre in maggior aumento. Non è ancora stata identificata una causa o una cura definitiva ma sono diverse le ricerche in atto che cercano di analizzare le diverse correlazioni tra la malattia e le varie componenti della nostra vita, dai fattori genetici ai diversi stili di vita.\r\n\r\nUn recente studio condotto in Finlandia ha esaminato la correlazione tra l’assunzione di alcol (birra, vino e liquori) e i segni neuropatologici dell’Alzheimer: i soggetti che bevevano quantità moderate di birra avevano un minor numero di placche amiloidi, coinvolte nello sviluppo della malattia. Tale correlazione non è stata rilevata in chi assumeva vino o liquori. Anche un altro studio svolto su un ampio campione di 3mila persone seguite per circa 6 anni, ha trovato che coloro che bevevano quantità moderate di alcol (un bicchiere o meno per le donne e 1-2 massimo per gli uomini) avevano una riduzione del 37% del rischio di sviluppare demenza.\r\n\r\nÈ possibile accedere a vari studi che cercano una correlazione tra la demenza e il cibo, tra cui una ricerca durata circa 4 anni che ha evidenziato che la nostra alimentazione potrebbe essere strettamente correlata alla nascita della patologia. In particolare sono stati evidenziati dei cibi “anti-Alzheimer” e dei cibi “pro-Alzheimer”.\r\n\r\nUna dieta ricca di frutta a guscio, pesce, pollame, specifici tipi di frutta e verdura (come cavoli, cavolfiori e broccoli) potrebbe diminuire il rischio di incorrere in questo tipo di demenza; risultati contrari per chi consuma maggiormente le carni rosse, burro e latticini ad alta percentuale di grassi.\r\n\r\nIn particolare è stato riscontrato un legame tra Alzheimer e dieta occidentale, caratterizzata da alto consumo di cibi modificati, meno costosi, con molti grassi e carboidrati e pochi nutrienti essenziali dati da cereali, frutta e verdura. Ma non solo. La dieta occidentale potrebbe avere effetti sull’aumento dell’obesità, sul declino cognitivo e sull’aumento di infiammazioni.\r\n\r\nGli studi in corso sono molteplici, alcuni danno risultati controversi. Tuttavia sono sempre maggiori le prove che confermano quanto detto dal filosofo Feuerbach nella sua celebre frase “siamo quello che mangiamo”. Chissà, magari la giusta alimentazione potrebbe aiutarci a morire giovani…il più tardi possibile!


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