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BARI – La Procura di Bari ha chiuso le indagini su presunte estorsioni ai danni di aziende e commercianti di Bari e provincia commesse da esponenti del clan Parisi di Japigia. L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato a 28 persone, tra i quali i fratelli del capo clan Savino Parisi, Michele e Nicola, e alcuni imprenditori che da vittime sarebbero diventati complici dell’organizzazione.\r\n\r\nSecondo il pm della Dda Roberto Rossi, a gestire il giro di estorsioni con la complicità di sodali e poi di alcuni imprenditori erano i fratelli Parisi. Tra le vittime del gruppo c’erano, infatti, titolari di cantieri edili, alcuni poi indagati per avere reso false dichiarazioni coprendo l’attività estorsiva nei loro confronti e titolari di aziende di prodotti ittici e caseari. Michele Parisi, per esempio, avrebbe imposto al titolare di un caseificio di Gioia del Colle, di simulare la sua assunzione per incassare lo stipendio e poi l’indennità di disoccupazione.\r\n\r\nCosì, attraverso il ricorso a minacce, fisiche e a mano armata, al danneggiamento di mezzi da cantiere, il gruppo si faceva consegnare denaro contante o buoni di benzina. Ad un commerciante di prodotti ittici sarebbe invece stato chiesto 1 euro per ogni chilo di pescato importato dalla Grecia (circa 1000 euro a settimana). L’indagine della guardia di finanza, partita dopo la denuncia di un imprenditore di Bisceglie, nel febbraio scorso ha portato all’arresto di 11 degli odierni indagati nell’ambito dell’operazione ribattezzata ‘Clean up’.\r\n\r\n 


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