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Puntualmente, con l’indizione dei campionati di calcio, torna d’attualità la gestione dello Stadio San Nicola e si riapre lo scontro politico sulla sua modalità.\r\n\r\nCon umiltà, ci permettiamo esporre le nostre considerazioni che nascono dalla nostra conoscenza dei fatti e dall’esperienza che tra gli anni ’80 e nei primi anni ’90 ci portò (con altri amici amministratori) a studiare le dinamiche collegate ad un impianto sportivo che fu pensato in un modo e realizzato in un altro. Per merito di Antonio Matarrese la città di Bari era nelle condizioni di proporsi per ospitare un girone dei mondiali di calcio (e la finale per il 3° posto) e giocare il suo peso per altre manifestazioni di cui si iniziava a parlare, come i Giochi del Mediterraneo. Dall’altra parte c’era una struttura, lo Stadio della Vittoria, inutilizzabile perché c’erano le nuove norme di sicurezza che richiedevano via di fughe all’esterno possibili da realizzare solo abbattendo a nord-est i muri perimetrali della Fiera. Infine, buona parte delle tribune erano (e lo sono ancora aggi) sotto sequestro.\r\n\r\nQuanto progettato da Renzo Piano era un quartiere destinato ai giochi, pieno di verde e di attività commerciali. Una legge dello Stato, sostenuta del Presidente della FIDAL Primo Nebiolo, indussero Renzo Piano ad allargare lo Stadio aumentandone i posti, i costi di realizzazione e, quindi, la gestione ordinaria e straordinaria. Nebiolo promise in cambio manifestazioni internazionali di atletica, mai viste se non una finale nazionale per club. Senza questa analisi serena non si possono trovare soluzioni serie ed equilibrate. Per la verità, a quanti maledicono la realizzazione del San Nicola, vorremmo ricordare che i mondiali di calcio furono l’occasione per la città di Bari di avere imponenti risorse per la sua tangenziale, il suo porto, il suo aeroporto, per ristrutturare la stazione e poi organizzare i Giochi del ’97 (deciso ad Atene nel giugno 1991 e per ottenere i quali serviva una pista ad 8 corsie) e la finale di Coppa Campioni tra Marsiglia e Belgrado.\r\n\r\nIn conclusione, ci si metta a tavolino. Non si pensi di scaricare sul Bari Calcio tutti gli oneri delle manutenzioni straordinarie e si guardi a quello che , in piccolo, accade al Palaflorio, dove il Comune, forse anche giustamente, interviene con un compenso forfettario annuo anche per le spese di gestione ordinaria, accollandosi tutte quelle straordinarie con l’aggravante che, nel Palaflorio, da qualche tempo, con la sparizione dei club di vertice, si fa poco sport e tanta concorrenza alle strutture congressuali e di spettacolo della Fiera del Levante e dei teatri cittadini.


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