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BARI – E’ scontro tra il ministro dell’Interno Angelino Alfano e la Procura di Bari sulle indagini anti terrorismo. A creare tensioni è stata la diffusione della notizia che il tunisino di 37 anni arrestato in Francia, dopo l’attentato a Nizza, avesse vissuto e lavorato tra Bari e Gravina in Puglia per diversi anni. Una notizia che il procuratore capo dell’Antimafia, Franco Roberti, avrebbe voluto che restasse ancora coperta da segreto investigativo, per evitare di danneggiare le indagini in corso a Bari e in Francia e provocare timori tra la popolazione. Ma il ministro, lunedì 18 luglio, ha riferito le informazioni ai capigruppo in Parlamento e, così, la notizia è diventata subito pubblica, mandando su tutte le furie Roberti che ha provato a smentirla e a gettare acqua sul fuoco.\r\n\r\nAlfano: “Colpa della Procura di Bari”\r\n\r\nStamattina Alfano ha replicato a muso duro, sostenendo – in sintesi – che il “cortocircuito” si è creato tra la Procura di Bari e l’Antimafia nazionale. L’autorità giudiziaria competente di Bari “era stata puntualmente informata” degli accertamenti in corso da parte della polizia sul tunisino fermato in Francia perché in contatto con l’attentatore che ha fatto strage a Nizza, che in passato era stato in Italia. Ha affermato, in una nota, il capo del Viminale sostenendo che, “se un vulnus proprio si deve individuare, questo va ravvisato nella evidentemente non efficace comunicazione interna tra l’autorità giudiziaria competente e il proprio referente nazionale, cioè il procuratore Nazionale antimafia e antiterrorismo”. “Questa mattina qualche solito professionista dell’indignazione ha scritto, come gli accade spesso, cose false – afferma il ministero – la veicolazione di informazioni di tal genere – prosegue il Viminale – come dovrebbe essere noto a tutti, non avvengono, di regola, tra i vertici, bensì attraverso i canali tecnici di quotidiano collegamento e informazione all’interno degli stessi organismi”.\r\nQuanto all’informazione data dal ministro nel corso della riunione con i capigruppo di maggioranza e opposizione, il Viminale sostiene che “ieri, alle 12:45, il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, dopo un’attenta valutazione d’intesa con il capo della Polizia Franco Gabrielli, ha ottemperato all’impegno doveroso, nei confronti del Parlamento, di illustrare una particolare situazione che interessava l’Italia e riguardava, nello specifico, un’attività accertativa su un fatto avvenuto, tra l’altro, diverso tempo fa”. Si trattava, prosegue il Viminale, “di comunicare una notizia che non aveva compromissioni di carattere giudiziario investigativo e ovviamente autentica, ma al tempo stesso generica perché sprovvista di nomi e luoghi precisi, a un consesso che aveva il diritto a essere informato direttamente dal ministro e che, se così non fosse stato, l’avrebbe scorrettamente appresa dalle agenzie di stampa, con mille dettagli, così come è avvenuto nelle ore successive, privando di consistenza e significato il senso della riunione convocata la mattina di ieri a Palazzo Chigi”.\r\n\r\nLa replica della Procura di Bari: “Informazioni trasmesse correttamente”\r\n\r\nA stretto giro è arrivata la replica del procuratore capo di Bari, Giuseppe Volpe: “Questo procuratore – scrive Giuseppe Volpe – avverte I’esigenza, alla luce di alcune inesatte notizie riferite dalle agenzie d’ informazione, di precisare quanto segue. Nella giornata di ieri, 18 luglio, dopo che era stata già pubblicamente diffusa la notizia del possibile coinvolgimento, nelle indagini in corso in Francia, di un cittadino tunisino in passato dimorante in Puglia, su indicazione di conferma della Digos della Questura si è data comunicazione telefonica di quanto riferito dalla polizia dì Stato alla collega della Direzione nazionale antimafia ed antiterrorismo coordinatrice per la Dda di Bari e, dopo il deposito di una breve informativa scritta ad opera del detto reparto di polizia, avvenuto alle ore 19 e 10, anche, in via ufficiale, al procuratore nazionale dottor Franco Robertì, preavvertito telefonicamente”.


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