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Occhi curiosi che cercano un particolare da fotografare, scarpe comode per affrontare lunghe passeggiate, smartphone pronti in mano per catturare momenti, scorci, sguardi. Devo ammetterlo, osservare turisti che si aggirano per le nostre strade, che assaporano i nostri prodotti, che si lasciano incantare dal nostro modo di vivere, mi rende orgogliosa e soddisfatta: la mia città che si presta ad essere una vanitosa scultura da fotografare.

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C’è un pensiero in particolare che si presenta più volte nella mia mente: cosa provano questi turisti quando sono a Bari, in particolare nella città vecchia? Come si comporta nei loro confronti la gente del posto, che ormai convive con questi sguardi curiosi? C’era solo un modo per scoprirlo: indossare le vesti di una ragazza romana che ha deciso di visitare il capoluogo pugliese con una sua amica.

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L’inizio è stato d’impatto. Una volta arrivate alle spalle del Castello Svevo ci siamo inoltrate in una stradina sconosciuta, alla ricerca della Basilica di San Nicola. Google Maps? Indicazioni stradali? No. Il modo più facile e veloce per raggiungerla è chiedere agli abitanti del posto!

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Le vediamo arrivare, la prima indossava una maglia blu e una collana di perle, l’altra una maglia nera, entrambe una gonna. Erano prese dalla loro conversazione e ascoltando solo qualche parola non ho avuto dubbi, erano loro. Mi avvicino, le interrompo: “Scusate il disturbo, sapete dirmi dove si trova la Basilica di San Nicola?”.

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Solitamente a questo punto ci saremmo aspettate un: vada dritto, poi giri a destra, poi a sinistra. E invece no. La risposta è stata una totale e completa disponibilità. “Vi portiamo noi, che proprio là abitiamo!”. Ok, abbiamo fatto centro.

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Inizia una breve e intensa avventura, ricca di contenuti, risate ed emozioni.

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“Certo che è davvero bella Bari vecchia”, dicevamo con occhi sognanti e subito avevamo la sensazione che il loro cuore, sazio di orgoglio, si riempiva di gioia.

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 “Signorì non si chiama Bari vecchia, ma Borgo antico! E comunque adesso è niente, devi vedere il macello che sta la mattina! Negozi, cappelli, il macello, pieno così!”, accompagnando la frase con la mano che si apriva e chiudeva.

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Sì, perché la vera vita, il vero movimento, quando le strade “stanno piene così” è di giorno: c‘è chi fa le orecchiette, chi vende souvenir (a quanto ho capito si vendono molti cappelli), e c’è così tanta gente che spesso le signore sono “costrette a camminare uno ad uno, o a fare il giro largo per evitare il traffico!”.

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Dopo essersi assicurate che avessimo un alloggio, o meglio un “brè e brè”, le simpatiche, belle e ospitali signore, ci hanno lasciate di fronte alla Basilica, ripetendo più volte la strada per il ritorno che “vi fa uscire al Margherita”. “Signorì però adesso è sera e la Basilica sta chiusa, potete vederla da fuori, ma dovete venire alla messa domani per ammirarla, noi andiamo tutte le mattine!”.

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Con un velo di malinconia ringraziamo e continuiamo il divertente viaggio tra la gente di Bari e ci rendiamo subito conto che ci tengono così tanto alla loro di città da sentirla propria, nel vero senso della parola, al punto che, quando ci accingevamo a percorrere una strada occupata da intere famiglie sedute sulle loro sedie, sentivi in lontananza “qui è chiusa la strada, tornate indietro!”.

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Il bello del borgo antico è questo, è come entrare nelle vite altrui: ragazzini che giocano tranquilli nella loro strada, comitive di signore che raccontano il personale menù del giorno, gruppi di anziani che giocano a carte. Soprattutto il bello è che non è necessario preparare un programma, decidere in partenza quali strade percorrere. È bello perdersi, scoprire, stupirsi. Ad un certo punto infatti ci siamo perse davvero, non avevamo un obiettivo da raggiungere, ma non c’era da preoccuparsi. Senza chiedere niente, senza cercare aiuto, è bastato simulare uno sguardo che facesse intendere “forse ci siamo perse” e subito un simpatico barese seduto sulla sua sedia privata, ci ha detto “Signorì, a Piazza del Mercantile dovete andare?? Girate a destra e continuate sempre diritto!”


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