È in arrivo COLORS – Story of a girl who wanted to record an album, primo disco di Sara Jane Ceccarelli, cantante e strumentista italo-canadese, originaria di Gubbio. La pubblicazione del lavoro è attesa per il 7 Ottobre.

A colpire di Sara Jane Ceccarelli è la varietà nel percorso che l’ha portata fino a questa importante tappa, grazie alla quale si potrà apprezzare una sintesi tra folk-pop e musica elettronica. Sara Jane Ceccarelli può difatti vantare esperienze di rilievo, all’interno della Med Free Orkestra o dell’Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti, e pure come backing vocalist per Francesco De Gregori. Colors si presenta anche con la voglia di coinvolgere tutti i nostri sensi, come si può già apprezzare dal singolo Rescue Yourself.

Per questo album, sono insieme a Sara Jane Ceccarelli (voce/mininova (synth)/percussioni): Luigi Di Chiappari (tastiere/synth/theremin/kaoss pad), Paolo Ceccarelli (chitarra elettrica/tres cubano), Andrea Guastadisegni (drum machines/synth) e Giulia Pallotta  (visual).

Di cosa parla di preciso la storia di una ragazza che voleva registrare un disco?

Questo disco è il mio primo disco, frutto di un percorso molto lungo, quella che chiamano “gavetta”! In questo caso, sia pratica che emotiva! Si passa attraverso mille peripezie, deviazioni improvvise, struggimenti e incertezze. Si vuole essere certi di “rappresentare se stessi” e poi ci si rende conto che questo è impossibile: nessun artista, sia esso scrittore, regista, attore o musicista, può pretendere che il pubblico colga esattamente quello che lui ha in mente. E allora ci si arrende, e ci si affida a persone che aiutano a tradurre le nostre intenzioni, a musicisti incredibili che trascinano nel tuo lavoro il loro bagaglio sonoro e la loro personale sensibilità. Quindi COLORS (che prende il nome, in maniera semplice e spensierata, dal primo brano che io abbia mai composto in vita mia e che è contenuto nel disco) ma anche un sottotitolo buffo ed efficace “story of a girl who wanted to record an album” che rende bene l’idea del grande viaggio per arrivare a tutto ciò.

Quante e quali sono le anime di Sara Jane Ceccarelli?

Già il fatto di avere un doppio nome la dice lunga su di me: di solito si fatica a convivere con se stessi, io convivo con due me! Sto giocando… Per molti anni la mia versatilità è stata per me un grosso cruccio: osservavo affascinata cantanti meravigliosamente preparate in repertori e mondi musicali specifici, e la mia ammirazione finiva per mortificare quella parte di me che invece scalpitava e passava da un genere all’altro con estremo disincanto e curiosità. Poi crescendo mi sono resa conto che ogni persona è un mondo a sé, e anche se i modelli di riferimento sono importanti, il primo sforzo è fare di se stessi il proprio modello. Sono estremamente curiosa, nella vita ho praticato anche solo per gioco numerosissimi sport, ho viaggiato e continuo a viaggiare in lungo e in largo, ho studiato le discipline più diverse e fatto mille lavori. Credo che la mia curiosità sia la mia vera energia. E per questo ho accettato di essere una delle cantanti della Med Free Orkestra, con la quale per la prima volta ho scritto testi e musiche, ho potuto ballare (abbiamo 2 ore di coreografie mentre cantiamo), e anche imparare cosa significa impegnarsi politicamente e socialmente tramite la musica. E poi ho vinto l’audizione per l’Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti, diretta dal M° Damiani, con la quale ho girato l’Italia e l’Europa in lungo e in largo (26 musicisti da tutta Italia, un’esperienza incredibile). Una meravigliosa opportunità di collaborare con l’Orchestra di Piazza Vittorio in 4 repliche de Il flauto magico di Mozart (e l’avventura di cantare la mia prima “arietta”) e poi il fortunato incontro con De Gregori, e la sua richiesta di fare dei cori nel suo ultimo disco Amore e Furto – De Gregori canta Bob Dylan dove ho portato con me due amiche e incredibile cantanti, Elisa Mini e Valentina Rossi. E una comparsata come ballerina in uno spot diretto dal premio Oscar Sorrentino. Dicevamo… poliedricità.

Tra gli strumenti utilizzati per questo album, si notano strumenti classici, altri legati all’elettronica e alla sperimentazione, altri ancora esotici. Come sono stati scelti?

Ogni musicista ha potuto esprimere se stesso al massimo in questo disco. Ho parlato spesso del “disco dell’affidarsi”: troppe le paure, e così mi sono affidata. A Luigi Di Chiappari, che è stato il mio braccio destro in tutto il lavoro e la vera mente creativa, a mio fratello Paolo, compagno di lunghissima data (a 4 anni suonavamo il pianoforte a 4 mani! E da 15 anni abbiamo un duo acustico), ad Andrea Guastadisegni, che inizialmente avrebbe dovuto inserire drum machines e registrare il disco, e poi è diventato parte integrante del gruppo. Luigi è quello che si definisce un vero polistrumentista, parte dalle tastiere ma è un incredibile chitarrista e se la cava con basso elettrico, violoncello, tromba, elettronica e chi più ne ha più ne metta. Un vero sperimentatore, dalle orecchie allenate e dallo sguardo musicale incredibilmente ampio. Mio fratello è un chitarrista mancino anch’egli fortemente poliedrico. Ha studiato e approfondito moltissimi generi musicali, e per questo ha un “armamentario” chitarristico molto variegato: chitarre elettriche, acustiche, classiche, tres cubano, mandola, sitar indiano… E allora in questo disco gli ho semplicemente detto “usa quello che vuoi”. Andrea è un elettronico, un appassionato del suono. Ha curato nei minimi dettagli l’impasto sonoro di questo mondo così variegato. I miei brani sono nati quasi tutti voce e pianoforte, a casa. Il resto è tutto avvenuto nello “Studio Guasto”!

Colors si presenta in maniera forte anche come esperienza sensoriale.

Il mondo sonoro di Colors non è stato deciso a tavolino, né ci siamo ispirati ad un mondo musicale specifico. Ci siamo chiusi a studio 4 mesi. Abbiamo lavorato come forse oggi è sempre più raro fare: sperimentando. Avevamo un canovaccio, i miei brani. Avevamo dei testi, che esprimevano dei mondi. E poi avevamo 4 teste, da mettere d’accordo. Abbiamo discusso una sola volta, per il resto abbiamo riso (su questo Luigi è imbattibile), abbiamo fatto le ore piccole, abbiamo cambiato idea e riesumato tracce. E poi abbiamo detto “ci siamo”. Mai avremmo pensato di realizzare un disco di questo tipo, ma volevamo qualcosa di bello, qualcosa che emozionasse prima di tutto noi. E siamo già pronti per il secondo disco.Cosa potrà aspettarsi il pubblico nelle esecuzioni dal vivo di Colors?

Nell’album manca una cosa, che nei live è ormai per noi d’obbligo: i visual di Giulia Pallotta. Giulia è stato un fortunato incontro a disco ultimato. Non ricordo nemmeno a chi sia venuta l’idea, ma qualcuno ha detto “abbiamo bisogno di immagini”. Giulia è giovane, appassionatissima del suo lavoro, stakhanovista, e io volevo una collega femmina in questo mondo di strumentisti al 90% maschile! Devo dire che l’impasto sonoro/visivo sta conquistando il pubblico in maniera incredibile, e da subito ho deciso che ogni videoclip avrebbe dovuto avere la firma di Giulia, dato che nel disco questo al momento non è stato possibile. Nel primo videoclip, Rescue Yourself, Giulia ha utilizzato la tecnica del mapping, mappando un mio abito su cui ha proiettato suoi visual… Un esperimento che vorremmo ricreare nel live a breve. Il secondo videoclip Nothing really ends before we die, in uscita a fine settembre per la regia di Francesco Pividori, vede invece alcune proiezioni di Giulia interagire col set e con le varie scene. Il pubblico deve godere del nostro spettacolo, in qualche modo lo vogliamo portare nel nostro mondo.

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