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La compagnia pugliese Badatea presenta il nuovo spettacolo teatrale del regista Nicola Valenzano, “Note di Dame”, una prima nazionale che andrà in scena il 28, 29 e 30 ottobre al Nuovo Teatro Abeliano.\r\nLa piéce è liberamente tratta dall’Orchestre di Jean Anouilh, scrittore e drammaturgo francese che tra gli anni ’30 e la fine degli anni ’80 del novecento ha calcato le scene con le sue opere, opere nuove per un teatro nuovo, esistenzialista. Al centro vi è la vita e il ragionamento sulla vita che Anouilh porta in scena attraverso i suoi personaggi e le loro storie. Da ogni testo del drammaturgo trasuda ciò che intimamente lo appartiene; la vita personale, l’infanzia, il bagaglio culturale che porta con sé i grandi autori del teatro classico greco e gli autori contemporanei come Cocteau, Giraudoux, Pirandello. Sulla propria idea e poetica teatrale e sul contesto storico di cui è figlio cuce le storie universali dei grandi personaggi dell’antichità e contemporaneamente crea un genere nuovo difficilmente etichettabile. Egli stesso ha classificato le sue opere utilizzando aggettivi o colori a seconda della tinta e delle atmosfere prevalenti al loro interno. Lo spettatore si muove tra commedie rosa, nere, agghiaccianti, brillanti. La dicotomia tra illusione e vita, gli interrogativi esistenziali dei personaggi sono i suoi, che strappato il velo di carta ha fatto i conti con il sapore agrodolce della realtà così come è. Il teatro diviene metafora della vita che tra realtà e illusione gioca il suo atto unico.

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Nicola Valenzano fa sua la lezione e il pensiero di Anouilh per creare un’opera nuova scegliendo un testo come l’Orchestre che in sé contiene una summa della poetica dell’autore francese. Note di Dame veste tutti i colori e gli aggettivi anouilhiani e diviene un’opera en travestì ambientata negli anni ‘ 50 che vede protagonista una sgangherata orchestra sopra le righe composta da donne e un timido pianista intenti ad intrattenere gli ospiti di un centro termale. Ed ecco in scena la vita, il puzzo della vita e i profumi delle illusioni, delle storie raccontate e immaginate dai personaggi, caratteri tirati fino all’eccesso ma mai grotteschi. Il pessimismo esistenziale si scontra con l’ideale di purezza della vita che come le donne della rappresentazione anche l’uomo contemporaneo si riempie la bocca. Maschere comiche di un’esistenza vissuta negli angoli di quei sogni attesi e mai realizzati. La creatività assopita delle “musiciste”, le quali si fanno giganti ma sono fragili angeli caduti, prende aria solo nelle note dei grandi compositori eseguiti come Strauss e Debussy di cui tentano di imitare la grandezza.\r\nUn gioco delle parti si spiega sulla scena con ogni attore che interpreta una parte che si è cucito addosso con le parole e ogni personaggio vive del riflesso creato ad hoc nello specchio della sua mente. Si vuol essere quel che non si è e allora i grandi amori diventano amplessi consumati in un albergo ad ore, le grandi collaborazioni musicali e i talenti osannati diventano ridicole perfomance musicali. La miseria del quotidiano viene vissuta come deformata. Si cammina con il naso all’insù, con il collo proteso verso il cielo mentre a piedi nudi e sanguinanti ci si fa strada tra la folla e ci si crede al di sopra degli altri quando si è una parte del tutto.\r\nL’opera è il ritratto di uno , nessuno e centomila uomini che urlano, scalciano, si battono il petto esagitati con la speranza che arrivi una vita migliore dove essere protagonisti.


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