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L’attività sportiva come strumento per migliorare le condizioni del detenuto e reinserirlo agevolmente in società. Sono gli obiettivi dell’iniziativa “Sport in carcere”, rinnovata oggi, per il secondo anno consecutivo, grazie alla firma di un protocollo d’intesa tra Coni e Ministero della Giustizia. Da quest’anno il progetto sarà esteso anche agli istituti penitenziari di Foggia, Lecce, Trani e Turi, oltre a quelli di Bari e Taranto, già interessati dalla scorsa edizione.\r\n\r\nNunziante: “In un’epoca dove si alzano i muri noi promuoviamo il recupero di chi sbaglia”\r\n\r\n“Quella che la Regione Puglia porta avanti, anche con questa iniziativa, è una sfida culturale che mira a reinserire in società chi ha sbagliato – ha commentato Antonio Nunziante, vice presidente della Regione Puglia, intervenuto in conferenza stampa – in un periodo particolare dove si alzano muri per respingere il diverso, noi promuoviamo l’umanizzazione della politica”. E, secondo i rappresentanti dell’amministrazione regionale, il progetto nel lungo periodo porterà anche ad un risparmio sulla spesa nella sanità, “oltre a migliorare il trattamento detentivo, inquadrare chi ha sbagliato all’interno di regole, insegnandogli il rispetto del dell’altro”, come spiegato dall’assessore allo Sport della Regione Puglia, Raffaele Piemontese.\r\n\r\nI problemi irrisolti: le frizioni tra clan e gli spazi per lo sport \r\n\r\nIl progetto interesserà circa cinquanta detenuti a carcere. L’unica eccezione a Trani, dove saranno duecento i detenuti coinvolti. “Il Coni, come già accaduto, invierà i propri istruttori negli istituti penitenziari. I detenuti faranno circa due ore di sport settimanale, tra cui ginnastica, calcio e tennis tavolo”, ha chiarito Elio Sannicandro, presidente regionale del Coni. “Insegnare sport in carcere non è semplice – ha continuato Sannicandro – spesso bisogna distinguere detenuti in gruppi, evitando di creare frizioni tra clan rivali”. Resta, ancora, problematica l’individuazione delle strutture per fare sport negli istituti, come in quello di Brindisi dove, secondo Sannicandro, non è presente nessuno spazio per le attività.


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