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La stroncatura è netta, i sindacati Cgil, Cisl e Uil bocciano a tutto campo l’azione del governo regionale sulla sanità parlando di un “settore allo sfascio”. Lo fanno convocando una conferenza stampa ad hoc e annunciando l’inizio della mobilitazione di tutto il comparto sanitario pugliese.\r\n\r\nDa un piano di riordino “carente” alle “inaccettabili liste di attesa”, passando per un organico che conta “5mila dipendenti in meno” tra medici e infermieri, sino ad una “necessaria ridistribuzione dei posti letto tra le province”: sono solamente alcuni dei punti critici individuati stamattina dai segretari confederali di Cgil, Cisl, Uil, Giuseppe Gesmundo, Daniela Fumarola e Aldo Pugliese. I sindacalisti lamentano anche il loro mancato coinvolgimento nello stilare il piano di riordino ospedaliero: “I nostri suggerimenti messi nero su bianco sono stati ignorati”. “Il governatore Emiliano ed il dottor Gorgoni – spiegano i tre segretari – ci dissero che il nostro lavoro era a tal punto condivisibile che avrebbero potuto sottoscrivere il nostro documento. Se lo avessero fatto non avrebbero ricevuto le osservazioni del ministero che ha evidenziato quanto il piano presentato dalla Regione Puglia fosse carente nella riorganizzazione territoriale di emergenza-urgenza, carente nella organizzazione delle reti ed in particolare quelle delle malattie tempo dipendenti (patologie cardiovascolari, infarti) in ragione delle complessità assistenziali. Quando noi diciamo che manca la trama – hanno osservato Gesmundo, Fumarola e Pugliese – ci riferiamo al fatto che non esistono reti. Il ministero ha anche eccepito il mancato avvio della centrale unica degli acquisti che avrebbe portato ad una razionalizzazione delle risorse, cosi come la stessa razionalizzazione della spesa farmaceutica: con queste economie si sarebbe potuto investire, per esempio, nell’implementazione degli operatori sanitari data la carenza di personale pari ad almeno 5000 unità”.\r\n\r\nA questo, secondo i sindacalisti, “si aggiunge l’urgenza di ridistribuzione dei posti letto su base territoriale in ragione della lettura dei dati epidemiologici, senza dimenticare che la media posti letto ogni 1000 abitanti, in Puglia, è molto inferiore alla media nazionale (3,4 contro 3,7) nonostante le tante emergenze sanitarie in atto”. C’è poi l’annoso problema delle liste d’attesa che “costringe alla mobilità passiva”. “Continuiamo a dire – proseguono – che occorre la contestuale conversione degli ospedali da chiudere con l’istituzione dei presidi territoriali di assistenza (Pta) per rendere più appropriata l’offerta territoriale dei servizi”. “Per queste e per tante altre ragioni – concludono – abbiamo deciso di mobilitarci e mobilitare le coscienze: perché occuparsi di sanità e sociosanitario è questione di tutti i cittadini pugliesi che noi vogliamo tutelare e rappresentare al meglio


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