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“Un sistema di valutazione calato dall’alto, degno del periodo fascista o della Turchia di Erdogan”. E ancora: “sembrano rispondere  alla preoccupazione di attrarre nel nostro Paese un numero tutto sommato esiguo di cervelli ‘eccellenti’ dall’estero”. Sono questi in sintesi gli argomenti della querelle tra i membri dell’Associazione dottorandi e dottori di ricerca Bari e l’Università di Bari sulle cattedre “Giulio Natta”, ovvero i 500 posti da professore nelle università italiane assegnati per merito attraverso i fondi previsti dalla legge di Stabilità. Questa mattina i dottorandi, insieme agli studenti di Link, hanno consegnato al rettore dell’Università di Bari un documento in cui si chiede di prendere distanza dall’ultimo provvedimento governativo.\r\n\r\nIl malcontento è stato generato dai criteri di assegnazione delle cattedre, giudicati poco trasparenti. “Sono lesive – si legge nel documento – del principio di autonomia delle istituzioni universitarie, sancito dalla Costituzione. La Presidenza del Consiglio si riserverebbe la nomina diretta, su proposta del Miur (che, in base alle ultime indiscrezioni di stampa, potrà forse sentire le più importanti istituzioni scientifiche del Paese), dei presidenti delle commissioni valutatrici, i quali sceglieranno a loro volta i commissari incaricati di selezionare i 500 ‘super-professori'”. Per i dottorandi questo processo selettivo andrebbe a favorire l’arrivo di importanti figure dall’estero – scelti per la loro rilevanza a livello internazionale – invece di impiegare risorse del Paese.\r\n\r\nLa proposta di dottorandi e ricercatori: “Usiamo i fondi per stabilizzare i precari”\r\n\r\nLa proposta al governo è di utilizzare i fondi di assegnazione delle cattedre per incentivare le assunzioni dei precari. “La creazione del Fondo per le cattedre Natta – scrivono – è del tutto inadatta a rispondere alle esigenze strutturali di reclutamento del sistema universitario, e tale anzi da dirottare considerevoli risorse che potrebbero invece essere investite per l’accesso al ruolo di centinaia di ricercatori precari. Con le stesse risorse, incluse quelle per sostenere i costi della procedura Natta, si potrebbero infatti bandire oltre 1600 posti da ricercatore a tempo indeterminato in più in 3 anni rispetto ai circa 2500 posti previsti dalla Programmazione nazionale della ricerca 2015-2020”. Numero che per i dottorandi è ancora insufficiente al numero di posti necessari per mettere in sicurezza il sistema universitario ed evitarne il collasso, che ammonta a 20mila unità. “Risultato – concludono – della costante riduzione dei finanziamenti e il blocco del turnover in vigore dal 2009 a oggi”.\r\n\r\n 


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