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“Vogliono far passare questa manovra come un risparmio per i cittadini, ma non è così. Il Senato resta”. Sabino Mangano, consigliere comunale del Movimento 5stelle al termine di una sessione consiliare esprime tutti i suoi dubbi relativi alla riforma costituzionale portata avanti dall’esecutivo di Renzi, per cui i cittadini italiani saranno chiamati alle urne il prossimo 4 dicembre. È proprio il nuovo “Senato delle autonomie” l’aspetto, a suo dire, più problematico. “I senatori – conclude – non saranno più eletti dal popolo, ma saranno scelti dal governo tra consiglieri regionali e sindaci. E guadagneranno anche l’immunità”.\r\n\r\nPasquale Di Rella, il consigliere del Pd contrario alla riforma\r\n\r\nIl coro dei No tra i consiglieri comunali baresi è sempre più bipartisan. Spicca il presidente del Consiglio di Palazzo di Città, Pasquale Di Rella, l’unico del centrosinista che si è schierato apertamente e convintamente contro la riforma.\r\n\r\n”I motivi – ci scrive – sono molteplici. In primis il fatto che la riforma sia stata ‘confezionata’ da un Parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale dalla Consulta. Poi c’è il fatto che insieme alla nuova legge elettorale consegnerebbe nelle mani del segretario del partito vincitore delle prossime elezioni politiche un potere che non ha precedenti nella storia della Repubblica”. Di Rella poi punta il dito anche sul risparmio portato dalla riforma – da lui giudicato irrisorio, visto che lo stesso risultato si otterrebbe con un semplice taglio degli stipendi dei parlamentari -, sulle competenze regionali in materia di legge – perché “sviliscono le peculiarità di ciascuna realtà locale” – e sull’allontanamento della politica dai cittadini, ottenuto “aumentando da 50mila a 150mila le firme necessarie per la presentazione di una legge di iniziativa popolare”, spiega. Senza contare poi il doppio incarico di consiglieri e sindaci, che per Di Rella non permetterà loro di fornire un buon servizio alla comunità amministrata.\r\n\r\nIl fronte dei consiglieri di centrodestra\r\n\r\nCompatto il fronte dei consiglieri di centrodestra. Ai nostri microfoni sono intervenuti i tre più accaniti oppositore del ddl Boschi: Giuseppe Carrieri (Impegno civile), Filippo Melchiorre (Fratelli di Italia – An) e Fabio Romito (Cor). Non ha invece voluto commentare il consigliere Michele Picaro (Area popolare Ncd).\r\n\r\n”Il costo attuale del Senato – spiega Carrieri – è di 500 milioni di euro. L’eliminazione dei senatori, che ci saranno ma non avranno compenso, incide per 50 milioni di euro. I restanti 450 milioni continueranno a pesare sulle tasche dei cittadini. Inoltre le leggi se si vuole si possono approvare anche in 14 giorni, quindi non vedo perché dovremmo semplificare il processo legislativo”.\r\n\r\nAnche Fabio Romito si scaglia contro  il nuovo sistema di approvazione delle leggi previsto dalla Riforma. “Il problema – commenta – è contrario: noi facciamo troppe leggi. Dovremmo farne di meno. Se quindi il governo vuole velocizzare la produzione fa un errore. Senza contare poi che si eliminano gli spazi della democrazia, visto che vengono triplicate le firme necessarie per portare una legge in Parlamento”.\r\n\r\nFilippo Melchiorre invece pone l’accento sul problema dell’immunità parlamentare. “Viene data – spiega il consigliere – a delle persone che non sono state votate per questo, come i sindaci che faranno parte del nuovo Senato. Si creerà per loro una sorta di ‘ombrello’ che non era previsto”.


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