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“Il Natale quando ero calciatore? Era più bello di adesso. Si sentiva di più ,si aspettava di più. E soprattutto non si giocava in campionato. Aspettavamo la sosta per organizzarci e fare regali, vivere il calore delle festività con le famiglie. Il calcio dei miei tempi era più autentico”: così Pietro Maiellaro, lo “Zar”, il fantasista più amato nella storia del Bari, il numero 10 che ha fatto sognare la Nord, racconta a Borderline24 il Natale per i calciatori.\r\n\r\nIl calcio moderno? Artificiale\r\n\r\n“Era meglio quando non si giocava durante le feste – spiega – perché si scaricavano le batterie, ci si riappacificava con le mogli. Dopo lo sciogliete le righe dello spogliatoio c’era chi partiva, chi attendeva con ansia il ritorno a casa. Adesso? Tutto artificiale. Pure i regali si fanno online…”.\r\n\r\nNatale a Lucera\r\n\r\nMaiellaro ha sempre trascorso le feste in famiglia, salvo poche eccezioni: “Anche quando andai a giocare con la Fiorentina, a Natale tornai a casa. A Lucera. Per un periodo sono andato invece con i miei cari a Venezia”.\r\n\r\nNessuna dieta\r\n\r\nPer molti calciatori le feste sono cadenzate da diete ferree. Maiellaro ha una visione ben differente: “Basta ipocrisie. Non ho mai fatto diete, ho sempre mangiato. Se mi mettessi a dire le cose che facevo il sabato prima delle partite…”.\r\n\r\nIl menù della festa\r\n\r\nIl menù del Natale a Lucera? “Mio padre è stato macellaio. Da noi si faceva la pasta al forno. Poi un trionfo di carne arrosto, le braciole. Insomma si seguiva la tradizione”. I dolci? “Le crustole, cioè quelle che a Bari chiamano cartellate”.\r\n\r\nL’evasione per i calciatori era a Capodanno: “Allora con i compagni di squadra si trascorreva il 31 insieme, anche perché a stretto giro si tornava in campo. La vigilia del nuovo anno era piena di malinconia, perché si rimaneva lontani dai familiari. Bisognava ritornare ad allenarsi e rituffarsi nel campionato”.\r\n\r\nNatale in Messico e gli auguri ai tifosi del Bari\r\n\r\nInfine il ricordo del Natale più originale: “L’ho vissuto quando ho giocato in Messico, nel Tigres. Ero a Monterrey. Una esperienza fantastica e diversa. Festeggiai con un altro amico italiano che lavorava per una multinazionale delle ceramiche di Modena. Vennero a suonare i mariachi, bande etniche tipiche messicane. Che meraviglia il Natale centroamericano… Andammo in un ristoratore italiano, con il cuoco di Castellammare di Stabia che si preparava delizie. Come si chiamava?  “Quinta La Noria”. Se passate da quelle parti, non mancate di farci un salto…”. Un’ultima battuta: “Auguri a tutti i lettori di Borderline24, in particolare ai tifosi del Bari che sono sempre nel mio cuore”. Gli auguri dello Zar.


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