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Aveva circa 50 anni, mangiava molta carne e una brutta caduta da cavallo gli aveva lussato la spalla. Ecco alcuni dettagli della vita del “Cavaliere di Castiglione”, vissuto tra il XIV e XV secolo e tornato a vivere grazie al lavoro di circa trenta studiosi, guidati dal professor Sandro Sublimi Saponetti, del laboratorio di Antropologia dell’Università di Bari. Dopo circa un anno di scansioni, analisi e ricostruzioni, il volto del cavaliere medievale è visibile al pubblico nei nuovi spazi espositivi dell’ex monastero di San Benedetto a Conversano. La mostra, organizzata dall’associazione Polyxena e inaugurata sabato scorso, resterà aperta per due mesi per raccontare tutte le fasi di ricostruzione del volto e il contesto storico in cui ha vissuto il cavaliere.

Chi era il Cavaliere di Castiglione

Ritrovato nel 1998 nella cappella della chiesa principale del villaggio di Castiglione, a circa cinque chilometri da Conversano, lo scheletro presenta le tipiche curvature su femori e tibie di chi va spesso a cavallo. Gli esami nutrizionali fatti sulle ossa del cavaliere raccontano, inoltre, che era abituato a mangiare molta carne.  “Questo elemento più la sua sepoltura praticamente unica (è stata ritrovata solo un’altra tomba, vuota, vicino alla sua), più i resti di piombo nelle ossa (tipici di chi mangiava in stoviglie preziose) ci indicano la sua origine altolocata. – ci spiega la dottoressa Ilaria Vigliarolo, che ha effettuato le analisi nutrizionali sui resti del cavaliere –  La lussazione alla spalla indica che l’uomo aveva avuto un incidente probabilmente durante una delle sue cavalcate: la caduta, però, non fu fatale”. La morte, secondo alcune ipotesi formulate dagli studiosi, potrebbe essere stata causata da un infarto.

La ricostruzione

La ricostruzione del volto ha seguito un processo complesso, il cosiddetto protocollo di Manchester, che ha permesso di ricostruire correttamente i tessuti muscolari in base all’età, al sesso, e all’etnia dell’uomo. Gli antropologi sono partiti dal cranio, la cui forma è stata rilevata e digitalizzata tramite moderni scanner laser. Il cranio è stato, quindi, esattamente riprodotto in materiale plastico con una stampante 3D: questa è stata la base per la muscolatura in plastilina sistemata secondo le misure ricavate dal protocollo, ricoperta a sua volta da una “pelle” finta, applicata da artisti locali. Una volta ottenuto il volto in materiali “molli”, ne è stata fatta una copia in resina, più resistente e destinata all’esposizione. I dettagli finali sono stati aggiunti grazie alla collaborazione di maestranze esterne, tra cui un ottico che ha donato le protesi oculari e un costumista del Petruzzelli che ha realizzato il copricapo e la parte visibile dell’abito. I capelli e le sopracciglia sono stati invece realizzati nei laboratori de La Scala di Milano.

Il progetto ha coinvolto partner locali e internazionali, tra università e aziende private: tra questi, il Politecnico di Bari, l’Università di Pisa, il dipartimento di Archeologia dell’Università di Melbourne e l’ospedale De Bellis di Castellana Grotte.

Per ammirare il risultato finale, invitiamo a prenotare la propria visita, contattando il 3922525812 (dal martedì al venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19) oppure inviando una mail a info@polyxena.eu.


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