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Corteo contro la mafia del caporalato in ricordo di Fumarulo: in 300 a Borgo Mezzanone

Pubblicato da: redazione | Mer, 22 Marzo 2023 - 19:44
Il corteo

Circa 300 persone – secondo gli organizzatori – hanno partecipato oggi alla marcia nazionale contro la mafia del caporalato che si è tenuta a Borgo Mezzanone, dove si trova un ghetto di migranti che è divenuto nel tempo uno dei luoghi simbolo dello sfruttamento della manodopera in agricoltura. La marcia è partita dal centro di Borgo Mezzanone ed è proseguita fino al ghetto dei bulgari. Vi hanno aderito numerose associazioni, alcuni intellettuali e, a titolo personale, il segretario generale Spi Cgil Puglia, Gianni Forte.

“Nei 40 anni di lotte contro il caporalato che ho vissuto anche da protagonista sindacale – afferma Forte – siamo sempre rimasti isolati da una società civile che non sembrava disposta a sostenerci. La marcia fa cadere un altro muro e segna l’inizio di una fase nuova”. Secondo le associazioni organizzatrici, la scelta di marciare contro il caporalato deriva dalla necessità di dare un segnale di civiltà in uno dei luoghi più infernali d’Italia. Secondo quanto riferiscono gli organizzatori, alla marcia hanno partecipato tutti i rappresentanti delle associazioni che vi hanno aderito, tra cui Lega Coop, Amnesty, Emergency, Migrantes, Libera e Aiab (Associazione italiana per l’agricoltura biologica). Il corteo ha percorso circa otto chilometri prima di arrivare al ‘ghetto dei bulgari’, la baraccopoli abitata da circa 250-300 braccianti che ora sono impegnati nella raccolta di carciofi e asparagi. Con i cittadini bulgari i manifestanti hanno avuto un momento conviviale.

“Non vogliono essere sgomberati, come è già accaduto nel vicino ghetto di Rignano Garganico – spiega il sociologo Leonardo Palmisano – e, per questo, dicono di voler tornare in Bulgaria in autunno, dopo che sarà terminata la raccolta del pomodoro”. “La richiesta che noi facciamo oggi – conclude Palmisano, sostenuto dal collega Marco Omizzolo – è di istituire un tavolo regionale per dare vita ad un presidio nazionale contro il caporalato”.

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