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Prima in via Abate Gimma, poco dopo in via Principe Amedeo. Due risse, entrambe la sera di Pasqua, entrambe in un rione Libertà stremato da criminalità locale e liti furibonde tra immigrati. I residenti invocano da tempo maggiore sicurezza, chiedono un presidio fisso delle forze di polizia – promesso – ma non ancora arrivato.

Il rione “soffoca” tra spaccio di droga e richieste di racket da parte degli affiliati al clan Strisciuglio, cosca egemone in quel lembo di città, e abbandono, incuria. A questo si aggiunge il senso di insicurezza creato dalle continue risse che avvengono tra immigrati: ormai, sono all’ordine del giorno e sempre più violente. Come se non bastasse, il Libertà ha perso anche alcuni “punti di riferimento”, ad esempio ha chiuso – seppure momentaneamente – il poliambulatorio dell’Asl e rischia di andarsene anche un pezzo del Tribunale, quello del Lavoro. “Una desertificazione”, dicono i residenti preoccupati.

Tra le strade che si diramano attorno alla chiesa del Redentore, punto di riferimento per l’intera comunità, la perdita di speranza è un sentimento diffuso: i cittadini, qui, si sentono abbandonati. Colpa anche di una recente serie di rapine, borseggi e aggressioni che ha aumentato il senso di insicurezza e illegalità.

L’ultimo presidio di legalità è rimasto proprio il Redentore, dove da qualche mese ha aperto un pub sociale, “Lupi e agnelli”, un luogo di aggregazione nato per dare lavoro a giovani del quartiere e dare una speranza a tutti. Una cattedrale nel deserto, però.

 


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