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In tempi recenti, capita spesso che le società o le associazioni sportive dilettantistiche non paghino gli stipendi o non provvedano al rimborso delle spese dei loro tesserati. È indubbio che in una situazione simile, lo sportivo possa agire per il recupero del proprio credito secondo quanto disposto dalle norme in materia sportiva. Tale facoltà vale sia per i professionisti che per i dilettanti. I primi, diversamente da coloro che sono tesserati in società dilettantistiche, stipulano un contratto.

Come abbiamo detto qualche settimana fa, il contratto di lavoro è un rapporto a prestazioni corrispettive, in quanto ne derivano obbligazioni reciproche per entrambe le parti. Nel caso del professionismo, lo svolgimento dell’attività sportiva costituisce oggetto di rapporto di lavoro dal quale deriva, tra gli altri diritti e ed obblighi, il diritto alla retribuzione.

Situazione differente è invece quella dei dilettanti, ovvero quegli atleti che svolgono attività sportiva per divertimento o svago, privi obblighi contrattuali e, in linea generale, senza retribuzione ed incentivi. Si tratta, altresì, di soggetti che sono tesserati presso le Federazioni dilettantistiche, tenendo conto di quanto sancito all’art. 2 della Legge n. 91 del 1981. A tal proposito, è doveroso ricordare che, in molti casi, gli atleti dilettanti ricevano borse di studio, alloggi, rimborsi spese, trattamenti economici in alcuni casi simili a quelli dei compensi degli atleti professionisti, tali da permetter loro di dedicarsi esclusivamente alla pratica sportiva ed alla preparazione atletica.

Nel loro caso, non si può parlare di stipendio ma nonostante questo, gli stessi hanno diritto ad essere tutelati.  Le norme organizzative interne della Federazione Italiana Giuoco Calcio, ad esempio, sanciscono all’art. 94-ter comma I “Per i calciatori/calciatrici tesserati con società partecipanti ai Campionati Nazionali della Lega Nazionale Dilettanti, è esclusa, come per tutti i calciatori/calciatrici “non professionisti”, ogni forma di lavoro autonomo o subordinato.”

Tenendo conto di quanto sopra, dunque, non è corretto parlare di stipendio con riferimento ad un atleta dilettante, proprio perché il termine stipendio è da ricondursi ad un rapporto lavorativo, che invece, come già detto, è una delle prestazioni tipiche del rapporto professionistico. Diversamente, l’accordo tra società dilettantistica e calciatore può prevedere il pagamento di una somma lorda annuale o la corresponsione di importi suddivisi mensilmente. La mancata remunerazione della retribuzione, o dei citati rimborsi, proprio perché dovuta ad una inadempienza da parte del datore di lavoro, o della società che ha stipulato l’accordo di cui sopra, lo sportivo può recedere per giusta causa.

In ambito sportivo, così come nel panorama ordinario, gli atleti possono appellarsi ad alcune forme di tutela, stabilite dalla legge sportiva per garantire il recupero dei crediti dovuti che possono far scaturire sanzioni dal punto di vista sportivo (ad esempio successivo qualora il pagamento non venga effettuato entro il 31 maggio, la “squalifica” dal campionato dell’anno).

Per informazioni e approfondimenti, è possibile contattare l’avvocato al seguente indirizzo avvocato@valentinaporzia.com


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