Era il 2016 quando un video di appena un minuto iniziò a girare per la rete, meravigliando il pubblico grazie a una tecnica nuova e affascinante che trasformava i quadri di Van Gogh in figure animate. Si tratta di “Loving Vincent”, un progetto sperimentale che unisce pittura e cinema, sviluppato tra Inghilterra e Polonia e incentrato sulla figura del pittore olandese Vincent Van Gogh, sulla sua arte e la sua tragica biografia.

Dopo mesi di attesa, abbiamo notizie della sua data di uscita: consapevoli del delicato processo di genesi di un capolavoro, gli autori del progetto – la pittrice polacca Dorota Kobiela e il regista inglese Hugh Welchman – si mantengono sul vago, orientando l’evento per l’autunno. L’uscita nelle sale sarà accompagnata dalla mostra “Loving Vincent: de tentoonstelling”, al museo Het Noordbrabants Museum di Den Bosch, nel periodo che va dal 14 ottobre 2017 al 28 gennaio 2018. La location scelta è di fondamentale importanza per la vicenda personale di Vincent Van Gogh, essendo Den Bosch il nome informale per ‘s-Hertogenbosch, capoluogo della provincia olandese del Brabante settentrionale, dove il pittore nacque e passò la sua giovinezza. La mostra introdurrà lo spettatore alla tecnica utilizzata per realizzare il lungometraggio, esponendo alcuni studi preparatori e circa settanta copie dei dipinti originali utilizzati per il film, insieme a filmati e documentazione inedita.

Il cast è composto da alcuni attori britannici, tra cui segnaliamo Jerome Flynn – che ha interpretato il Dottor Gachet – famoso per il personaggio di Bronn nella serie Tv Il trono di spade, e Saoirse Ronan (che sarà Marguerite Gachet), vista in Brooklyn, dramma del 2015 sull’emigrazione irlandese negli Stati Uniti. Non ci è dato sapere chi interpreterà Van Gogh, né chi darà corpo a suo fratello Theo e al pittore Paul Gaugin che – stando a quanto sappiamo della biografia dell’autore – dovrebbero ricoprire un ruolo piuttosto importante.

Morto suicida, vissuto in modeste condizioni economiche e bollato come malato di mente, al pittore olandese è sopravvissuta un’aura di fascino, che ha iniziato ad accumulare fortuna proprio grazie alla sua miserevole esistenza. Questo personaggio – a tratti molto distante dal Van Gogh che ci restituiscono le testimonianze dirette – ha alimentato nell’immaginario collettivo una serie di tributi, con esiti particolarmente felici nella storia del cinema. Memorabile l’episodio di Sogni (1990) di Akira Kurosawa, in cui il protagonista si trovava negli assolati paesaggi ritratti da Van Gogh e riusciva addirittura a interagire con lui. In questo straordinario omaggio del cinema alla pittura, a interpretare Vincent Van Gogh fu niente di meno del regista Martin Scorsese.

Più recente e con un taglio decisamente diverso è China’s Van Goghs, il documentario del 2016 di Haibo Yu e Kiki Tianoi Yu. Nel film di due registi raccontano la storia di alcuni autori delle riproduzioni ad olio dei quadri di Van Gogh, prodotte in Cina e vendute in tutto il mondo. La gestualità della copia, per quanto perda in autorialità, ne guadagna in sforzo tecnico e imitativo, dando vita a quelli che siamo soliti chiamare “falsi d’autore”. Gli occhi del protagonista, abituati alla serialità del suo lavoro, cercano – tuttavia – la matrice, che lo conduce sino in Europa per ammirare la collezione del pittore conservata ad Amsterdam. Come documentario, China’s Van Gogh soffre di una distribuzione poco diffusa, per cui potrebbe essere impegnativo guardarlo come si dovrebbe. Vi consigliamo di tenere d’occhio le programmazioni delle arene estive e i cinema d’essai e non perdervi quest’interessante occasione per osservare – da un nuovo punto di vista – la nascita di un’opera d’arte.

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