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Da un lato la Procura di Bari chiede il carcere, dall’altra la difesa dell’avvocato Luigi Fiorillo, ex amministratore unico di Ferrovie Sud Est, vuole il ritorno in libertà del principale indagato nell’inchiesta sulla presunta malagestione della società di trasporto pugliese. Il destino di Fiorillo si deciderà domani, lunedì 19 febbraio, quando davanti ai giudici del Tribunale del Riesame di Bari pubblici ministeri e avvocati si confronteranno nel merito delle esigenze della custodia cautelare.

L’ex manager attualmente è ai domiciliari alla pari di altre 10 persone, la sua posizione potrebbe cambiare nelle prossime ore. La difesa, infatti, ha presentato istanza chiedendo la scarcerazione e sostenendo nel ricorso che non esistano le esigenze cautelari: in sostanza, secondo l’avvocato Fritz Massa, Fiorillo – non ricoprendo più alcun ruolo pubblico e non essendo da anni manager di Fse – non potrebbe in alcuna maniera reiterare le condotte illecite che gli vengono contestate, né tantomeno potrebbe provare ad inquinare le prove, essendo ormai acquisite da tempo e già a disposizione della magistratura inquirente. Così come non esiste, sempre secondo la difesa, alcun pericolo di fuga: Fiorillo è sotto indagine da diversi anni, per altre vicende è anche a processo già e ha “sempre mantenuto una condotta collaborativa”, spiega la difesa. In pratica, non ci sarebbe alcuna giustificazione alla custodia cautelare.

La Procura di Bari sostiene una tesi diametralmente opposta e chiede, invece, che Fiorillo venga trasferito in carcere. Per dimostrare l’attualità delle esigenze cautelari preventive, i pm Francesco Bretone e Bruna Manganelli e Luciana Silvestris hanno depositato gli esiti della perquisizione effettuata il giorno dell’arresto a Roma, lo scorso primo febbraio. Secondo l’impianto accusatorio, la gestione “allegra” di Fse da parte di Fiorillo avrebbe portato l’azienda alla bancarotta. Sono 14 gli anni di presunta malagestione, dal 2001 al 2015, e sono stati ricostruiti, pezzo dopo pezzo, nelle oltre 400 pagine di ordinanza di custodia cautelare firmate dal gip del Tribunale di Bari, Alessandra Susca. “Le difficoltà economiche dell’azienda si erano manifestate chiaramente già nel 2009, e a quell’epoca erano note ai dirigenti dell’area amministrativa di Fse”, riporta il giudice Susca.


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