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Ancora pochi giorni e il rimpasto di governo della Regione Puglia dovrebbe essere cosa fatta. Il vertice dei consiglieri di maggioranza con il presidente Michele Emiliano ha fissato alcuni punti, a cominciare dalla decisione di non allargare ulteriormente il proprio fronte al centro, ma non ha ancora trovato la quadra sui nomi ai quali affidare le deleghe vacanti.

Sono da sistemare, infatti, gli assessorati ai Trasporti, all’Ambiente e allo Sviluppo economico, quest’ultimo dopo le dimissioni di Michele Mazzarano a seguito delle rivelazione sul presunto voto di scambio raccontato dal Tg satirico Striscia la notizia. Emiliano ha chiesto ai gruppi di maggioranza, a cominciare dal Pd, di fare dei nomi, ma gli alleati hanno riconsegnato nelle mani del governatore la decisione.

Le ipotesi comunque avanzano e nei prossimi giorni sui nomi verrà messo nero su bianco, perché soprattutto dopo la pesante sconfitta alle elezioni politiche dello scorso 4 marzo, il centrosinistra ha necessità di rilanciare la sua attività di governo. Proprio in quota Pd dovrebbe essere l’assessore ai Trasporti ed Emiliano medita sul ritorno in carica di un uomo a lui molto vicino: Giovanni Giannini. Quest’ultimo è stato già assessore al ramo ma si è dimesso oltre un anno fa a seguito dell’inchiesta per presunti favori ricevuti da un imprenditore di Polignano a Mare in cambio di finanziamenti ricevuti dalla Regione. Inchiesta oramai orientata verso l’archiviazione che permetterebbe a Giannini di rientrare tra i papabili.

Per gli assessorati all’Ambiente e allo Sviluppo economico sarebbero quattro i nomi in lizza. Due sempre in quota Pd, vale a dire Sergio Blasi e Ruggiero Mennea, e due di Mdp (Movimento democratico progressista), vale a dire Pino Romano e Ernesto Abaterusso. L’Ambiente dovrebbe andare ai Democratici, con favorito Mennea, mentre il secondo al gruppo dei dalemiani fuoriusciti dal Pd. Con tutta probabilità proprio a Romano.

“Sappiamo di dover parlare con l’intera società pugliese: non ci chiuderemo – ha dichiarato Emiliano al termine del vertice, insistendo sulla volontà di aprire la maggioranza a pezzi di centrodestra, dopo aver dato l’incarico di presidente di Aqp a Simeone Di Cagno Abbrescia – in sterili formule politiche. Vogliamo aprirci al mondo ma non vogliamo snaturare i nostri valori”.

 

 

 


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