Un accorato appello alle istituzioni regionali affinché mettano in campo tutte le iniziative, anche legislative, per ribadire la contrarietà alle aperture festive della grande distribuzione nei giorni di festività nazionali e di carattere religioso. Lo ha lanciato il segretario della Fisascat Cisl Puglia, Antonio Arcadio, in occasione del coordinamento regionale di Rsa, Rsu, Rls del terziario e grande distribuzione che si è tenuto oggi a Bari alla presenza del Segretario nazionale Mirco Ceotto.
“Ci rivolgiamo – ha spiegato Arcadio – al presidente della Giunta Emiliano, al presidente del Consiglio regionale Loizzo, a tutti i consiglieri regionali e ai parlamentari eletti in Puglia, perché quello delle aperture in giorni particolari dell’anno non riguarda solo il rispetto verso le festività comandate ma, soprattutto, nei confronti dei lavoratori e delle loro famiglie in occasione di momenti importanti della nostra cultura religiosa (Natale e Pasqua) e civile (25 aprile e 1 maggio). Proprio nei giorni scorsi – ha ricordato Arcadio – insieme a Filcams Cgil e Uiltucs Uil abbiamo proclamato lo sciopero per l’intero turno di lavoro per il 25 aprile e il 1 maggio che ricordano l’anniversario della liberazione e la Festa del Lavoro. Per dire basta al consumismo a tutti i costi la Fisascat Cisl Puglia chiede l’aiuto di donne e uomini delle Istituzioni regionali – ha concluso Arcadio – per adottare una iniziativa simile a quella messa in campo dalla Regione Veneto che ha licenziato una proposta di legge che riguarda la modifica della disciplina statale degli orari e delle giornate di apertura degli esercizi commerciali, con l’appoggio bipartisan delle cariche politiche regionali e parlamentari”.
Si parla, oltretutto, di lavoratori della grande distribuzione il cui contratto nazionale è scaduto da quattro anni “ai quali si chiede di venir meno ai valori familiari e religiosi senza rispettare le loro necessità contrattuali”. A dare man forte ad Arcadio, Ceotto ha sottolineato il rischio di “dumping contrattuale, ovvero la proliferazione di contratti siglati da organizzazioni prive di rappresentanza, che non aiuta a fare chiarezza in un settore così complesso. Pensate che solo nel terziario sono stati firmati 280 contratti nazionali, dei quali 67 nel settore del commercio, con 80 sigle sindacali e 110 controparti. Un dedalo di contratti pirata con parametri e regole da girone infernale”.

 

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