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In principio sono stati gli “hurrà” per i successi di coppa, il positivo debutto in campionato, l’aria buona della vetta. Poi qualche “se”, qualche “ma” per la zoppia in trasferta, il rendimento balbettante di qualche giocatore, la rivoluzione di gennaio, il carattere che è mancato nei momenti in cui bisognava tirarlo fuori. Tant’è che, malgrado il costante veleggiare nelle parti alte della classifica e l’approdo ai playoff, il Bari versione 2017-2018 non è mai stato capace di generare l’entusiasmo generale e richiamare i picchi di pubblico visti in altre stagioni. L’epilogo dell’annata, poi, con la vicenda stipendi che ha portato alla penalizzazione e all’inversione di campo nel playoff con il Cittadella, è stato da dimenticare. Ma chi sono stati i “buoni” e i “cattivi” di questa stagione che, malgrado qualche 7 in pagella qua e là, si è conclusa con un voto inferiore alla sufficienza?

Difesa 5,5

Un reparto corposo nei numeri, arricchito e cambiato più volte nel corso della stagione (per 13 interpreti totali), ma non pienamente sufficiente nel rendimento. Ci si aspettava di più da Marrone, meglio con il 3-5-2 a inizio stagione, ma spesso in difficoltà nell’uno contro uno e nella marcatura a uomo, e da Oikonomou, il cui impiego – solo tre partite – è stato fortemente condizionato da problemi fisici.

Fra i “salvabili”, invece, il portiere Micai e il centrale Gyomber. A parte due partite nella prima parte di stagione (fra cui Empoli), Micai non ha commesso errori eclatanti ed è stato decisivo in positivo nel girone di ritorno (Entella, Frosinone). Gyomber invece ha spesso dovuto marcare anche per altri e ha sopperito con il suo vigore fisico a qualche lacuna in fase di impostazione.

Centrocampo 6

A “regalare” la sufficienza al reparto sono stati soprattutto Basha e Henderson. Basha è stato il metronomo della squadra, esperto e ordinato, anche se non sempre brillante, diventato insostituibile per carenza di alternative. Henderson è stato il migliore in assoluto garantendo quantità, qualità e anche gol. Deve migliorare sulla tenuta mentale nelle partite importanti (vedi l’espulsione a Palermo).

Fra le delusioni Tello, partito con grandi attese e autore di un’ottima prima parte di stagione, si trasformatosi in un “Mister Hyde” raramente decisivo e raramente. Poteva far meglio anche Petriccione, spesso piatto e raramente illuminante: da un giovane di 23 anni ci si attenderebbe più coraggio e meno tocchi di palla. Crescerà, può farlo.

Attacco 6

Un reparto che ha cambiato spesso volto, forte di una rosa abbondante e affollatasi nel corso della stagione. Fra alti e bassi, due nomi hanno spiccato in positivo: Galano, autore di 17 gol malgrado un periodo di digiuno, letale nel girone d’andata, un po’ in calando al ritorno prima di riaccendersi nel finale di stagione; Nenè, giocatore di intelligenza superiore, regista avanzato e qualche volta provvidenziale finalizzatore. Non si capisce perché Grosso l’abbia tenuto in panchina per 13 partite consecutive all’andata. Ci sarebbe stato pure Brienza, autore di un’ottima stagione a dispetto dell’età, ma uscito di scena con un calcione a Schenetti nel playoff col Cittadella.

Il finale in crescendo ha migliorato appena il bilancio negativo di Floro Flores, giocatore che quando si è acceso ha dimostrato di poter trascinare la squadra. Il guaio è che si è acceso meno frequentemente di quanto ci si aspettava. Scommessa non riuscita appieno quella di Kozak, che dopo le reti con Frosinone e Pro Vercelli non è riuscito a cambiare marcia e a garantire un bottino di reti congruo per tentare la scalata alla A.

Allenatore: Grosso 5

E’ arrivato a Bari con l’aura del mito, negli occhi di tutti c’erano ancora il rigore procurato con l’Australia, il gol alla Germania, il rigore decisivo con la Francia ai Mondiali 2006. Uno, insomma, cui perdonare anche un eventuale insuccesso nella corsa alla serie A. Dopo un avvio promettente, però – “Finalmente la squadra ha un gioco”, abbiamo scritto anche su queste pagine – Grosso non è riuscito a dare un’identità precisa e costante alla squadra (Iocolano terza punta al playoff con il Cittadella è apparso più un sintomo di confusione che un asso nella manica) e soprattutto un carattere e una voglia di vincere a tutti i costi, che in serie B fanno la differenza. Inspiegabile e mai spiegata, poi, la rottura con gli addetti ai lavori, tranne quelli imposti da accordi televisivi: il tecnico del Bari da un certo punto della stagione ha evitato il confronto senza spiegare perché.

Ds: Sogliano 6

Riscatta la prima annata pessima, dando un patrimonio alla squadra e pescando Anderson, Balkovec, Henderson e lo stesso Andrada.

Società 4
La questione stipendi forse non ha deciso la stagione (anche se giocare in casa con il Cittadella avrebbe garantito almeno un risultato in più), ma ha influito sulla fiducia e sull’atteggiamento nella squadra ai playoff. E non è una fake news.


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