Di medici in pensione che hanno continuato a prestare servizio ce ne sono diversi nella Asl di Bari e in tutta la Puglia. Alcuni ad esempio fanno da consulenti nelle cliniche convenzionate. Tutto in regola, insomma. Ma la Asl di Bari si è trovata però ad affrontare un’altra questione, ben più districata tanto che una risposta sarà trovata solo la prossima settimana.

Ci sono infatti 25 medici in pensione che hanno concorso al bando come medici specialistici ambulatoriali. Ovviamente avendo una più alta anzianità di servizio hanno avuto subito la possibilità di accedere a queste ore retribuite di ambulatorio, il cui pagamento si è andato ad aggiungere alla pensione percepita. Tutto questo è avvenuto prima del 2014 quando la norma lo permetteva. Poi c’è stata una modifica e dal 2014 con il decreto 90 che favoriva il ricambio occupazionale questa pratica è stata fermata. Ma sono rimasti 25 casi sui quali la Asl ha deciso di intervenire anche perché la norma non è chiara: non si capisce se ha effetto retroattivo o meno.

“Abbiamo quindi modificato il contratto di lavoro per le ore di specialistica ambulatoriale – ci spiegano dalla Asl di Bari – e abbiamo riavviato il procedimento di decadenza per  sopravvenuta incompatibilità nei confronti di 25 professionisti. Il 23 febbraio è il termine ultimo per raccogliere le loro controdeduzioni e successivamente valuteremo la situazione dal punto di vista giuridico e decideremo  se confermare la revoca o se procedere con il mantenimento”. Si tratta comunque di una situazione in via di esaurimento considerato il fatto che i professionisti, al raggiungimento dei 70 anni, dovranno comunque lasciare le attività ambulatoriali.

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