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«Lombardia e Veneto tentano di smontare il Paese. A tutta la classe dirigente, soprattutto a quella del Sud, oggi dico: evitiamo che si compia lo scempio finale, evitiamo di costruire un Paese basato sul portafogli, ricchi da una parte e poveri dall’altra. Si deve pretendere una perequazione rispetto al passato. Il ritardo del Mezzogiorno è il risultato dei 20 anni che abbiamo alle spalle. In Puglia ci sono 4,5 dipendenti comunali ogni mille abitanti. In Veneto e Lombardia siamo abbondantemente sopra i 6. Eppure il luogo comune vuole che i dipendenti pubblici siano tutti al Sud. Se guardiamo invece agli investimenti in senso stretto basta un esempio: la Tav è stata finanziata con la fiscalità ordinaria, quindi anche con le tasse dei meridionali. Ci sono presidenti di regione che pensano di essere a capo di un piccolo stato. I decreti della Stefani sono inaccettabili. Sarebbe una follia regionalizzare materie come l’edilizia scolastica, il Fondo unico per lo spettacolo o la cassa integrazione, o la ricerca».

Così Francesco Boccia, deputato e economista Pd. «Io sono per un’autonomia non pasticciata – prosegue – sono per l’attuazione del principio di sussidiarietà. Le regioni non possono essere piccoli Stati. Il governo Gentiloni aveva avviato l’iter tenendo ferma l’invarianza finanziaria e la necessità di definire i livelli essenziali delle prestazioni (Lep), prima di parlare di soldi. La Lega ha fatto il gioco delle tre carte: si parte, per tre anni non succede nulla, non vi togliamo nulla, poi si passa ai costi standard. Ma costi standard su cosa? Io voglio sapere prima quali sono i livelli essenziali garantiti ai cittadini. Loro invece applicano la cultura del ‘poi vediamo».


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