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“Interventi bloccati e viaggi della speranza a Roma”: la denuncia sul Giovanni XXIII di Bari

Pubblicato da: redazione | Mar, 7 Luglio 2020 - 16:30
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“La gente non sa più dove andare a curarsi, in verità già prima era un’impresa titanica se non fosse per la mobilità passiva, e quando si rivolge all’Ospedaletto, ad esempio,  viene consigliato di rivolgersi al Bambino Gesù di Roma perché gli operatori non sono in grado di dare tempi certi”. La denuncia è del consigliere regionale e candidato alla presidenza delle Regionali, Mario Conca.

Conca fa riferimento al  caso di una bambina con Atresia della tricuspide che non poteva essere operata a Bari perché la terapia intensiva doveva essere consegnata il 9 gennaio 2020 e, invece, forse sarà possibile riprendere gli interventi cardiochirurgici e cardiologici il prossimo settembre. “Sempre – denuncia Conca – che i ricorsi al Tar del primario, che teme di perdere la gestione di una struttura nevralgica, e la solita carenza di personale che attanaglia il SSR, non blocchi oltremodo l’incresciosa situazione. Ma cosa succede a quelle famiglie che non hanno la possibilità di sopportare il costo di una lunga trasferta romana? Attendono pazientemente, e con patema d’animo, sperano che non succeda nulla alla propria pargoletta. La cosa tragicomica è che è stata istituita una u.o.s.d (Unità Operativa Semplice Dipartimentale) di rianimazione pediatrica, con nomina del responsabile e relativo emolumento, da oltre un anno. Stiamo pagando per una unità che è ancora chiusa, davvero paradossale”.

“I casi – prosegue Conca – che non hanno voce sarebbero tantissimi, ma è doveroso per me segnalare le vicissitudini di una partoriente, ricoverata in una ostetricia della Asl Bari, che necessitava di un intervento al feto per Atresia Polmonare con DIV, di routine al pediatrico barese in tempi di pace. Essendo, però, tutto bloccato per i lavori infiniti, i ricorsi e le croniche carenze, doveva essere trasferita a Roma per evitare complicanze alla nascita. Dodici ore di ambulanza, viaggio AR, erano troppi per tutti, personale compreso, così hanno optato per il parto cesareo e il trasferimento al pediatrico. Ma come, non è tutto bloccato? Speriamo che il nascituro, o la nascitura, non abbia complicanze, ma davvero meritiamo questo trattamento?”.

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