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«Ho accettato perché sono sensibile alle tematiche sociali e alla questione della democrazia». Asia Iurlo, presidente del seggio ospedaliero del Policlinico di Bari, è una degli oltre duecento baresi chiamati a sostituire coloro che hanno rinunciato alla nomina. È una 25enne studentessa di Medicina all’Università di Bari e sei mesi fa è stata contagiata dal Covid, come tutta la sua famiglia.

«Essendo una studentessa di medicina – dice – mi sono sempre interessata in maniera attiva dei diritti dei pazienti, in questa situazione ancora di più. Per me è naturale mettermi a disposizione per poter fornire strumenti democratici a chi si trova in situazioni di difficoltà, come un ricovero. E poi mi chiedo: se mi trovassi io dall’altra parte, se il Covid lo avessi avuto oggi e non sei mesi fa e non ci fosse nessuno a farmi votare? Anche questo è stato un motivo per accettare». Ha avuto esperienza come scrutatrice nelle elezioni universitarie ma sarà la sua prima volta da presidente di seggio. La sua, come la sezione Covid, sarà allestita nell’ex centro trasfusionale del Policlinico. Le regole sono chiare: mascherine, guanti, distanziamento e matite sanificate ad ogni voto. «Abbiamo fatto formazione in presenza sulla sicurezza sanitaria con la protezione civile – spiega – e anche una formazione on line sulle regole dello scrutinio». E poi si sente «sicura», perché «mi sono accorta – dice – che dalle istituzioni c’è molta più attenzione e anche se i contagi sono aumentati, con tutti i dispositivi di protezione messi a disposizione, bisogna solo essere responsabili e sapere cosa si sta facendo. Bisogna avere fiducia». «Nei mesi di isolamento ho avuto tanta paura per me e per la mia famiglia ma adesso non ho paura – continua – e ha sicuramente anche influito il fatto di sentirmi sicura e fidarmi di uno spazio che frequento tutti i giorni. Il fatto di aver avuto il Covid forse mi dà anche un pò di sicurezza in più perché i casi di ri-contagio sono rarissimi». Non giudica chi ha deciso di rinunciare, «immagino – dice – che altri non abbiano sufficiente fiducia nella scienza e nella istituzione». Ma a motivarla è soprattutto la convinzione che «è importantissimo votare e hanno diritto a farlo anche le persone ospedalizzate che forse, più di altre, possono comprendere i bisogni di una democrazia e la necessità di fare una scelta che potrà influire anche sulla capacità di cura». E sui giovani suoi coetanei che spesso sono quelli più indisciplinati sul rispetto delle norme anti-contagio dice: «Non credo che sia menefreghismo, ma a volte forse mancanza di strumenti per capire. Bisognerebbe immaginare nuovi spazi di socialità dove esercitare il diritto allo stare insieme in sicurezza». (ANSA)


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