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“La mia odissea comincia al rientro di una breve vacanza fatta con una coppia di amici e una di parenti”. Comincia così il suo racconto Luigi (nome di fantasia), ancora positivo al Covid dopo un mese di isolamento. 
“Rientrati a Bari il 17 agosto  il cugino della mia compagna avverte linee di febbre come me (la mia febbre è durata 2 giorni) e  spaventato si reca al Di Venere, dove viene sottoposto al tampone. Dopo due giorni l’esito arriva ed è positivo – racconta –  Come da procedura viene fatto il tracciamento, ed il 27/08/2020 vengo chiamato con numero anonimo dove mi viene detto che il 28/08/2020 io, la mia compagna e mia figlia di appena 20 mesi verremo sottoposti a tampone. Parte l’isolamento fiduciario e ricevo una lettera nella quale mi si dice che dovevamo rimanere appunto in isolamento fino al 31/09/2020. Trattandosi di un errore palese cerco di contattare il numero riportato sulla mail del dipartimento (numero messo a disposizione per la gente in isolamento) ma senza aver nessun riscontro.  Provo a mandare una mail all’indirizzo da cui avevo ricevuto la notifica, ma senza aver nessuna risposta. Arrivati a lunedì 31/08/2020 provo a contattare il numero riportato sulla mail e riesco a parlare con una dottoressa alla quale spiego la situazione e mi dice che a lei non risultava il mio nome”.
Cominciano quindi una serie di errori. “Dopo tante peripezie si arriva al nome della dottoressa che ha in carico la mia pratica, a questo punto le faccio notare i due errori riportati sulla mail – continua il racconto –  il primo è che la mia data di nascita e quella della mia compagna erano le stesse – cosa non corrispondente al vero – e l’altro riguardo quella data del 31 settembre, giorno che non esiste. Dopo questa telefonata richiamo la dottoressa e le chiedo se fossero pronti i risultati del tampone: io e la mia compagna risultiamo positivi e fortunatamente mia figlia negativa”.
“Il giorno 09/09/2020 veniamo sottoposti al 2° tampone (scadenza isolamento 10/09/2020) e il giorno 11/09/2020 chiamo per chiedere i risultati, io ancora positivo e fortunatamente la mia compagna e mia figlia negative. Il giorno 21/09/2020 veniamo sottoposti al 3° tampone (scadenza isolamento 24.09.2020) e il giorno 22/09/2020 chiamo per chiedere i risultati, io positivo e fortunatamente la mia compagna e mia figlia negative. Il giorno 27/09/2020 veniamo sottoposti al 4° tampone in attesa di esito (anche se sarebbero dovuti venire il giorno 26.09.2020 ma a detta della dottoressa avevano ancora una volta dimenticato i nostri nomi e che la stessa avrebbe o ha denunciato il tutto ai suoi superiori in quanto lei il suo dovere lo ha fatto senza nessun errore)”. 
“In tutto questo arco di tempo ho avuto telefonate accese con la dottoressa del dipartimento, in quanto non veniva rispettato il protocollo per l’isolamento, non abbiamo mai ricevuto una telefonata per sapere lo stato di salute, considerando che io sono diabetico e iperteso, mentre la mia compagna è incinta con minacce di aborto e che necessitava di visita ginecologica e punture”.
“Ad oggi siamo ancora in isolamento, la mia compagna è entrata nel 3° mese e ha urgente bisogno di una visita ginecologica e di una terapia adeguata in quanto è a rischio di aborto, ma nessuno dice e fa qualcosa, allora mi chiedo perché ci lamentiamo quanto la gente impazzisce? Se la mia compagna abortisce di chi sarà la colpa? Oggi 28 settembre, dopo aver discusso al telefono, mi arriva una chiamata dalla dottoressa  per chiedere come stessi e se avessi fatto il tampone”. Tampone che risulta sempre positivo per Luigi e negativo per la compagna e la figlia. Tanto che dalla Asl gli propongono di separarsi, per fare uscire dall’isolamento la compagna e la figlioletta. 
Problemi anche per il conferimento dell’immondizia. “Vengo contattato intorno ai primi di settembre da un’operatrice della polizia locale che oltre a fornirmi un numero della protezione civile riguardo la spesa di farmaci e beni di prima necessità, mi dice che avrei dovuto conferire la spazzatura il lunedì, mercoledì e il venerdì dopo le 12.30 fuori la porta di casa mia.  A quel punto faccio presente che abitando in un condominio, e che il conferimento della spazzatura avviene fuori dal nostro cortile, ero impossibilitato a seguire tale disposizione in quanto avrei trasgredito l’isolamento ed avrei potuto contagiare qualche condomino.  Di tutta risposta – conclude il racconto –  mi dice che l’operatore non può salire e prendere la spazzatura e che avrebbe chiesto al dirigente della ditta che si occupa del ritiro della spazzatura, se avesse potuto fare avvicinare l’operatore sotto il portone in modo tale che io potessi calare dal balcone la spazzatura. Al mio rifiuto, in quanto non era accettabile una cosa del genere e dopo tante discussioni arriviamo ad una conclusione e cioè, l’operatore quando arriva mi chiama ed io gli metto la spazzatura (rigorosamente in doppia busta) nell’ascensore”. (foto repertorio)

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