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La rivolta delle famiglie. La chiusura delle scuole disposta dal presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, è stata fortemente contestata dalle mamme e dai papà che da un giorno all’altro si sono trovati a gestire da soli l’emergenza, dovendo trovare dei “compromessi” con il lavoro e rischiando anche di perderlo quel lavoro. Tantissime sono le storie raccontate, le denunce, le segnalazioni. Ma come stanno vivendo i papà e le mamme baresi questo periodo? Lo abbiamo chiesto a Benedetta Maffia, fondatrice del gruppo Facebook, “Come nasce una mamma – Mamme e future mamme di Bari e provincia” che raccoglie al momento quasi 9mila iscritte.

Il provvedimento della chiusura delle scuole è stato fortemente contestato dalle famiglie. Cosa ne pensa?

“Prima di poter dire se sia giusto o sbagliato è necessario far chiarezza su quello che sta succedendo: è imploso il sistema di tracciamento e screening. Non sono favorevole alla chiusura delle scuole, soprattutto per la primaria, ma la situazione è ingestibile: una persona contagiata crea nelle scuole una reazione a catena che si poggia su un sistema di screening valido ma poco performante perché sottodimensionato”.

Come hanno reagito le mamme?

“Ci sono mamme che hanno lasciato gli zaini appesi ai cancelli delle scuole per protesta, quelle in lacrime, altre felici e finalmente tranquille di sapere i figli a casa. Genitori che esultano perché possono portare i figli alla scuola dell’infanzia. Leggo di mamme che puntano il dito contro chi non ha manifestato, altre si sfogano sui social. In tante temono di non farcela psicologicamente ed economicamente. Molte sono bloccate a casa con i figli o per lavorare sono costrette a pagare una babysitter. E poi ci sono le mamme che per lavorare hanno chiesto ai nonni di tenere i nipoti (detto in altre parole persone non troppo giovani messe “a rischio” dal sistema)”.

Quali sono le problematiche più presenti nelle denunce e segnalazioni delle mamme e dei papà?

“I genitori vorrebbero risposte certe, tempi chiari, procedure lineari ed invece tante famiglie sono bloccate, sospese, in attesa di poter tornare ad una vita normale. I bambini sono i più penalizzati da questa situazione ma non dimentichiamo che per un alunno che resta a casa, soprattutto se è piccolo, c’è un genitore che non può andare a lavorare. La disorganizzazione di questa primavera era giustificabile. Adesso non più”.

Cosa si sarebbe dovuto fare, secondo lei, prima dell’inizio della scuola?

“Organizzare al meglio i pit stop per i tamponi, con particolare attenzione ai bambini, e seguire con scrupolosità la catena del contagio perché chi è asintomatico non può saperlo.
Tampone rapido e scuole aperte, sarebbe un binomio perfetto. Sei mesi di tempo evidentemente non sono bastati per monitorare e gestire al meglio la situazione. Ora siamo in piena emergenza”.

Cosa manca al sistema scuola – pediatri- Asl?

“Manca un coordinamento generale. Le buone intenzioni spesso si scontrano con la realtà e a volte la teoria non segue alla perfezione la pratica. Nonostante il massimo impegno di tutti, qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto. L’Asl lavora alacremente ma forse servirebbe più personale. Le scuole sono luoghi sicuri ma transitano troppe persone seppur in sicurezza. I pediatri sono obbligati dal DPCM a prescrivere un tampone anche solo per una congestione nasale. Sembra di tornare ad inizio primavera ma nonostante oggi il livello di letalità del virus sia relativamente basso (rispetto ad altre patologie) si è persa comunque la ragionevolezza ed il buon senso.  Il grande problema è il tasso di ospedalizzazione dei pazienti covid. Le terapie intensive sono in affanno e se non collaboriamo tutti, inevitabilmente qualcuno rischierà di non poter accedere alle cure ospedaliere. Le persone hanno paura del virus (eppure molti non indossano in modo adeguato le mascherine), temono un secondo vero lockdown e sperano di non essere abbandonate dalle istituzioni”.

Lei è stata promotrice di una petizione sui test antigenici. Ha avuto risposte?

“Abbiamo chiesto al Governatore l’utilizzo di test rapidi antigenici per fare uno screening di molti bambini/ragazzi in tempi brevi (30 minuti) ma ad oggi nessuna risposta. Confidiamo nell’accordo che consentirà ai medici/pediatri di famiglia di effettuare tamponi rapidi negli studi e supportare i dipartimenti per le attività di isolamento e identificazione dei contatti”.

Cosa spera per i prossimi mesi?

“Spero che vengano riaperte le scuole e che si possa dare una seconda chance ai bimbi di prima e seconda elementare, i più danneggiati dalla politica.  In alternativa sogno una Dad che funzioni perché ad oggi i risultati non sono soddisfacenti. Mi auguro che le misure restrittive per il contenimento della pandemia siano in futuro più coerenti e auspico che ci sia anche una cura contro l’infodemia perché la paura del contagio – diventata virale – ha fatto perdere a molte persone i giusti punti di riferimento”.

(foto Facebook Le scuole che vogliamo)

 


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