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Anche Bari, sulla scia di molte altre città italiane, si unisce al monito “Tu ci chiudi, tu ci paghi”. E’ questo infatti il titolo del presidio che si terrà giovedì 5 novembre, sotto l’assessorato al Welfare, in piazza Chiurlia.

Il presidio organizzato dalla Camera del lavoro Auto organizzata COBAS Bari, in collaborazione con gli attivisti dell’Ex Caserma Liberata, Bread & Roses, Studenti Solidali, Fronte Popolare e Rete di Mutuo Aiuto “Vittorio Cosentino”, ha come obiettivo quello di rivendicare il diritto al supporto completo da parte dello Stato in un contesto che vede, anche in seguito ai recenti decreti, sempre molti più cittadini perdere il lavoro e, in molti casi, l’assenza di tutela, soprattutto per le categorie già considerate a rischio, secondo le associazioni dimenticate dalle istituzioni.

Il motivo per cui gli attivisti scenderanno in piazza è chiaro. Gli stessi infatti hanno dichiarato di essere stanchi di promesse, ma in attesa di risposte concrete. Nello specifico, all’interno della lettera sottoscritta dalle associazioni e pubblicata anche sulla pagina dell’evento, gli stessi chiedono un reddito per tutti e tutte, lo stop ai licenziamenti, utenze, affitti e sfratti, il potenziamento della sanità pubblica con conseguente stop dei finanziamenti alla sanità privata, ma anche dispositivi di protezione individuale gratuiti per tutti, istruzione garantita per tutti e trasporti sicuri per chi deve andare a lavorare.

“Dall’inizio della pandemia ci è stato detto di sacrificare qualcosa, che fosse la libertà di uscire o quella di guardarci in faccia – scrivono gli organizzatori sulla pagina dell’evento – l’abbiamo fatto di buon grado, perché serviva a proteggere noi e tutt* quell* più vulnerabili. Dall’inizio della pandemia, Confindustria ha battuto i pugni sul tavolo, perché i profitti erano e sono la prima cosa da preservare, in barba agli sforzi di tutt* coloro che invece hanno avuto e continuano ad avere cura delle comunità – hanno specificato le associazioni, contrarie alle misure adottate dallo Stato e dagli enti locali, essi hanno infatti sottolineato quanto le stesse siano state “escludenti, insufficienti e precarizzanti”.

“Basti pensare al comune di Bari, che ha soddisfatto solo 2391 richieste di buoni spesa, un numero ridicolo se pensiamo a quante persone hanno bisogno di supporto” – hanno specificato ancora le associazioni – come reti di mutuo soccorso ci siamo attivat* fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria per aiutare tutte quelle famiglie che avevano bisogno di un sostegno per la spesa giornaliera, di un supporto psicologico o assistenza burocratica. Forti anche dell’apporto dei negozianti dei nostri quartieri, nonché di chi ha contribuito con una donazione, siamo stat* in grado di sostenere oltre trecento famiglie. Adesso, con le nuove misure del governo, molte persone stanno perdendo il lavoro, e di nuovo dallo stato arrivano pochi spiccioli, pagati una tantum, che lasciano fuori milioni di persone che già prima erano esposte al ricatto salute-lavoro. É finito il tempo degli “andrà tutto bene” sul balcone. Adesso vogliamo risposte, non promesse” – hanno concluso.

L’evento avrà inizio alle ore 9.30 e sarà aperto a tutta la cittadinanza nel rispetto delle norme previste dal Covid.

 


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