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“Stiamo assistendo ad uno smorzamento dell’energia con piccole scosse, ma non significa che non potrebbe essercene una più importante”. A raccontarlo alla nostra redazione è il geologo Salvatore Valletta, intervenuto in merito al terremoto che si è verificato lo scorso 27 marzo nell’Adriatico Centrale. In particolare, pochi minuti prima delle 15, sabato scorso la terra ha tremato sprigionando un’energia di 5.2 magnitudo. Nei giorni successivi, fino ad arrivare ad oggi, la terra, stando a quanto registrato dall’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, ha continuato a tremare.

In poche ore le scosse registrate, avvertite anche nel barese, sono state 64, mentre, fino a ieri, se ne contavano circa 128 con magnitudo compreso tra un minimo di 2 e un massimo di 4.1. “Si tratta di quelle che i geologi chiamano repliche – ha spiegato Valletta – la rottura che viene generata crea una faglia che libera energia accumulata nel tempo. C’è sempre una scossa principale accompagnata da scosse minori o meglio, di assestamento, che diventano gradualmente di intensità più piccole. In linea generale, queste faglie, sono note per la loro sismicità storica e non si esclude che tra una settimana possa esserci nuovamente una scossa più importante” – ha specificato l’esperto.

In particolare, la scossa di sabato scorso ha riguardato due placche, quella adriatica e quella balcanica. Queste ultime si sono scontrate l’una contro l’altra creando un moto di compressione, diverso da quello che accade nella zona dell’appennino, in cui le placche si distanziano. Quello avvenuto nell’Adriatico centrale è, così come spiegato dal geologo, un terremoto “dall’energia importante”. L’area di scuotimento, inserita nella scala Mercalli, ha infatti toccato il quarto grado, ne è la prova il fatto che la scossa è stata avvertita anche a distanza superiore ai 10 chilometri, pur senza la presenza di danni. Ragion per cui, ha spiegato ancora il geologo, è necessario non sottovalutare la questione sismica in regione.

“L’area in passato è stato già oggetto di terremoti. – ha sottolineato – In Puglia si sono verificati anche terremoti importanti e non è detto che non possano ritornare. Bisogna intervenire. Noi come geologi sollecitiamo infatti da anni maggiore attenzione nei confronti del fenomeno al fine di adeguarsi e soprattuto fare prevenzione” – ha specificato. Prima del 2003, in particolare, Bari e Taranto non erano classificate come zone sismiche, con l’inevitabile conseguenza che, la maggior parte degli edificati costruiti prima delle normative sarebbero a rischio, qualora dovessero verificarsi nuovi fenomeni.

“Tutta l’Italia ad oggi è considerata zona sismica – ha spiegato ancora Valletta – in Puglia, Bari e Taranto sono classificate in zona 3, ma abbiamo anche la zona del Subappennino Dauno in zona 1, le province di Foggia e parte della Bat in zona 2 e la parte meridionale del Salento in zona 4. Quello di cui non si tiene conto sono le peculiarità delle rocce presenti nel nostro territorio, ovvero come si comportano con le onde sismiche. Più sono sovrastanti e soffici, più si amplificano i terremoti, motivo per cui è importante fare prevenzione riqualificando i territori, soprattutto adeguando e migliorando le strutture per favorirne la resistenza” – ha commentato ancora. Molte di queste strutture sono state costruite, in particolare, prima del 1974, periodo in cui l’attenzione nei confronti della prevenzione sismica era bassa, poiché la regione non era classificata a rischio sismico.

“Negli ultimi anni lo Stato ha invertito la tendenza, rendendo prioritario il problema, ma questo non basta – ha raccontato ancora – abbiamo sistemi troppo farraginosi che spesso rendono difficile accedere ai finanziamenti. E’ prioritario intervenire per favorire in maniera semplificata operazioni partendo da quelle che hanno maggiore valenza pubblica, come ad esempio scuole e ospedali. Se così non fosse, qualora si verificassero terremoti, ci sarebbero situazioni drammatiche. Certo, la Puglia non ha la stessa sismicità dell’Appennino centrale, ma abbiamo avuto scosse importanti, per esempio a Foggia e nel Nord barese, pertanto è necessario tenere alta l’attenzione sulla sismicità aggiornando una cartografia dettagliata utile per la pianificazione territoriale. Noi stiamo continuando a lavorare in questo senso” – ha concluso.


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