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Ci sono criticità, ma non mancano passi avanti nella pagella sulla mobilità sostenibile assegnata da Legambiente al Comune di Bari. La pagella, presentata in una conferenza stampa online, arriva a conclusione di “Clean Cities: ripartiamo dalle città”, la campagna di Legambiente che, attraverso un viaggio in 14 capoluoghi italiani, ha promosso la nuova mobilità urbana nel tentativo di sensibilizzare i cittadini, ma anche gli esperti ad avviare il processo verso la transizione ecologica.

Per quanto riguarda la città di Bari, gli indicatori sulla qualità dell’aria rilevano alte concentrazioni di PM10, con una media annuale nel 2020 di 23 μg/mc (dati Arpa Puglia) e costi di inquinamento pari a 1.011 euro per abitante. Tra il 2019 e il 2020 si contano inoltre 12 morti per incidenti stradali e 2.464 feriti (dati ISTAT), mentre sono 57 le automobili ogni 100 abitanti. A questi indicatori però si affiancano le misure positive adottate dal Comune barese per migliorare la mobilità urbana e renderla più sostenibile. In generale, ci sono performance che registrano 37 km di piste ciclabili nel 2019, accostate a un basso incremento di 3,5 km nel 2020. Diversi i dati in merito al trasporto pubblico elettrico (TPL), che rilevano invece un’offerta esigua, con una percentuale di solo il 10% a fronte degli obiettivi al 2030 che puntano a raggiungere il 100%. Infine, spicca negativamente la quasi inesistenza di strade “30 all’ora” (dati, questi ultimi, dichiarati dal Comune di Bari), compensata però da numerose aree pedonali e ZTL.

In totale sono sei le proposte lanciate da Legambiente al Comune di Bari per migliorare la mobilità in chiave ecologica. Queste ultime sono elencate, in particolare, nell’ultimo dossier Ecosistema Mobilità, per una città sostenibile e a passo d’uomo. Dall’estensione delle zone pedonali, con più piste ciclabili e più zone 10, 20 e 30 (misure in fase di adozione), fino all’adozione di un Piano per il verde centrato sul connubio tra zone pedonali e zone verdi cittadine, ma non solo. Anche un’azione di depaving del suolo urbano per restituire spazi ai cittadini e alla natura e ridurre il rischio idraulico, la riduzione del rumore meccanico nella città riducendo il flusso automobilistico (potenziando inoltre le zone di scambio come Park & Ride) e diminuendo i parcheggi e gli spazi dedicati ai veicoli a motore e, infine, l’eliminazione della circolazione di BUS turistici o la loro concentrazione nell’area portuale, l’abolizione della circolazione dei motori a due tempi anche da parte delle municipalizzate, riconvertendo il parco automobilistico e ciclomotore dell’ente.

“L’Amministrazione comunale di Bari ha da tempo avviato una riorganizzazione strutturale della mobilità urbana – ha dichiarato Ruggero Ronzulli, direttore di Legambiente Puglia – improntata sui principi della sostenibilità ambientale e aperta all’innovazione propria della Smart City, per questo può e deve giocare sfide importanti sul fronte dell’adattamento ai cambiamenti climatici, dell’accessibilità e dell’inclusione per realizzare un’alternativa solida automobile, abbattendo l’inquinamento e al tempo stesso attivando soluzioni concrete per contrastare il tasso di motorizzazione automobilistica. Bari, capitale di riferimento per il sud, deve avviare una urgente transizione verso nuovi modelli a zero emissioni, per ridisegnare l’impianto urbano e nuovi stili di vita sull’onda della sostenibilità”.

Nel capoluogo pugliese, negli ultimi anni, sono stati diversi i passi avanti compiuti dall’Amministrazione che comprendono un’innovativa riorganizzazione della mobilità urbana in linea con i principi della Smart City, attraverso 8 linee di intervento costitutive del PUMS. A maggio 2020 il Comune ha fatto un ulteriore passo in avanti presentando il Piano della mobilità sostenibile “Bari Open Space”, che promuove azioni pilota di salvaguardia della salute e rivitalizzazione economica, aumentando ad esempio la disponibilità di spazio pubblico, migliorando l’ecologia urbana e le dotazioni di prossimità nei quartieri cittadini. Il Piano prevede, nello specifico, l’ampliamento delle zone a sosta regolamentata (ZSR) per limitare gli spostamenti con i mezzi individuali, l’attivazione dello sharing di micromobilità elettrica, la ridefinizione del piano delle zone 30, 20, 10 km/h per moderare il traffico e disincentivare l’utilizzo di mezzi privati, realizzando una rete di percorsi pedonali e ciclabili “tattici” attraverso la sola segnaletica orizzontale e verticale, per un totale di 57 km aggiuntivi, triplicando così la lunghezza dei percorsi ciclabili esistenti. Progetti riguardano anche la micromobilità, a prova di ciò il fatto che Bari ha effettuato un cospicuo investimento con l’apertura di ben 1.500 mezzi elettrici di 4 diverse compagnie (Helbitz, Bit Mobility, Wind Mobility e Dadoda).

Ma non solo, il capoluogo pugliese si è distinto anche per altri progetti, come ad esempio  “Muvt in bici”, programma sperimentale per il rimborso chilometrico che ha permesso la vendita di oltre tremila biciclette rendendo accessibile, attraverso un’applicazione, l’accesso all’offerta della mobilità cittadina e, inoltre, l’iniziativa “Bike To”, che verrà finanziata con risorse europee. L’obiettivo, in generale, è quello di incentivare la mobilità sostenibile attraverso un sistema di premi legati al raggiungimento di determinate soglie chilometriche. Il progetto coinvolgerà gli operatori economici del territorio con un’apposita convenzione e si avvarrà di una piattaforma informatica che verrà attivata dall’amministrazione comunale, prevedendo, inoltre, il coinvolgimento delle scuole.


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