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“Chi pensa che i bimbi spediscono letterine a Babbo Natale solo nel periodo natalizio si sbaglia”. A raccontarlo è Nicola Figliuolo, da tutti o quasi conosciuto come il Babbo Natale barese, che da anni, nel periodo delle festività natalizie, allieta i piccoli degenti dei reparti ospedalieri della città con visite, doni e sorprese. E poi, ancora, con veri e propri gesti di solidarietà concreta, come le raccolte fondi per conseguire obiettivi di sostegno alla degenza dei piccoli e delle loro famiglie.

Ed è ciò che accade anche oggi, a quattro mesi dall’ultimo Natale e quando ancora, per il prossimo, occorrerà attendere un bel po’: Babbo Natale barese ha avviato una nuova staffetta di solidarietà tramite una raccolta fondi online a cui è possibile dare il proprio contributo tramite il link https://gofund.me/91adc1f6.

La causa, ancora una volta, è quella più nobile: rendere più agevole la permanenza nei reparti ospedalieri per le famiglie con bambini ricoverati, in questo caso di quelli affetti da Fibrosi cistica, una malattia ancora troppo poco conosciuta e che colpisce anche i più piccoli.

A spingere Babbo Natale barese in questa impresa, una letterina, giunta negli scorsi giorni da un bambino che, tre anni fa, aveva conosciuto proprio in corsia: “Un mio piccolo amico conosciuto 3 anni fa in ospedale, mi ha mandato una letterina con dei disegni bellissimi di una mamma sulla poltrona e un bimbo che corre, con un desiderio – racconta Nicola Figliuolo – Visto il grande riscontro avuto a Natale per le poltrone letto del reparto di Oncologia Pediatrica, spero che anche per questi piccoli amici la solidarietà di chi legge si possa trasformare in concretezza ed esaudire il desiderio del piccolo Christian: sarebbe bellissimo infatti, consegnare qualche poltrona anche per le mamme dei bimbi affetti da Fibrosi Cistica e se siamo tanti anche i tapis roulant per far fare riabilitazione ai piccoli ricoverati”, conclude, prima di riportare la lettera integrale fattagli recapitare dal piccolo:

“Caro Babbo Natale, sono Christian, abito a Noci, ho 10 anni, frequento la 5 elementare – si legge sul foglio bianco, scritto a penna – Il mio sogno è diventare o ingegnere elettronico o professore di matematica, ma ho un sogno ancora più grande, guarire dalla Fibrosi Cistica”. Il piccolo racconta della sua malattia che, fin dalla nascita, lo costringe all’aerosol quotidiano e all’utilizzo della “pep mask”, oltre all’assunzione di enzimi pancreativi, vitamine e altri farmaci.

“Quando le terapie a casa non bastano devo ricoverarmi in ospedale per farmi star meglio – racconta – A questo punto vorrei chiederti un favore se possibile, nel mio reparto di Fibrosi Cistica, che si trova al Policlinico a Bari, dove vengono ricoverati sia neonati che ragazzi, ci servirebbe qualche poltrona letto e un tapirulan che usiamo noi pazienti, in palestra durante i nostri lunghi ricoveri. Babbo Natale, se puoi accontentare me e tutti gli altri pazienti te ne sarei grato – prosegue il piccolo – Se in magazzino hai anche dei giochi che non hai consegnato a Natale faresti felice ancora di più noi piccoli”.

Nella stessa lettera, il piccolo Christian ricorda il momento in cui ha conosciuto, tre anni prima, il suo amico Babbo Natale Barese: “Ho un bel ricordo di te al Policlinico qualche anno fa – scrive – era la vigilia di Natale, ero ricoverato e tu sei venuto a donarmi un sorriso oltre ad un gioco, a me hai regalato il gioco che tu tanto sognavi da piccolo: il trenino telecomandato su pista. Spero di cuore che potrai con i tuoi Elfi, aiutare il nostro reparto, sono certo che riuscirai a far felice anche noi come hai già fatto con gli altri reparti”, conclude.

“La fibrosi cistica è una malattia ancora troppo poco conosciuta – racconta ancora il Babbo Natale barese – e, se è possibile, è ancora più crudele del cancro, a causa della breve aspettativa di vita che contraddistingue chi ne è affetto. Intacca in modo principale i polmoni e ciò significa che per questi bambini, l’anno del Covid19 ha rappresentato una vera e propria galera. Il mio auspicio è quello di riuscire a donare un sorriso anche a loro e un sollievo alle loro famiglie”, spiega Nicola Figliuolo.


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