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Manifestazione domani a Roma delle discoteche di tutta Italia per chiedere al Governo una data di riapertura. E tanti saranno i gestori che partiranno da Bari e dalla Puglia per esprimere il proprio dissenso, aderendo al movimento “Liberidiballare” che in meno di 24ore ha ottenuto più di 300 adesioni da parte di locali, festival, agenzie e artisti che lavorano nel mondo dell’intrattenimento.
La rabbia dei gestori è tanta: sotto accusa la mancata ripartenza del settore, mentre – dichiarano le discoteche – “c’è chi organizza serate con assembramenti, senza alcun tipo di controllo”.  “Da 17 mesi – scrive il Demodè –  in Italia il ballo nei locali legali è vietato. In tutta Europa o si è già aperto con regole precise o si è già deciso quando farlo. L’illegalità diffusa è sotto gli occhi di tutti e la situazione nelle nostre città non è più gestibile. Il CTS ha già approvato i protocolli per ripartire in sicurezza, ma il Governo non ha ancora dato risposte. Perché lasciare ballare nel pericolo illegale e nel disagio? Perché non ripartire subito in sicurezza?”
Molto duro Francesco Susca, proprietario del Praja di Gallipoli: “Sono 29 anni che faccio questo lavoro ed ho la prima vera occasione per manifestare per il mio settore, locali da ballo,  per la mia dignità e quella di chi lavora con me, contro una palese ingiustizia. Ogni giorno leggiamo dichiarazioni di Sindaci e Prefetti inermi davanti allo tsunami della movida notturna in strada, ormai selvaggia e ingestibile. Francia, Olanda, Spagna e il resto d’Europa riaprono agli eventi e al ballo e annunciano date per la fine di ogni restrizione grazie ai dati che danno sicurezza riguardo al decorso sanitario del virus fortunatamente totalmente ridimensionato dagli effetti della vaccinazione di massa – continua Susca –  A San Marino il 19 Giugno hanno ballato e con successo 3000 persone adottando il protocollo sperimentale proposto al Ministero della Salute. Ovunque ormai assistiamo ad assembramenti, spesso danzanti, di ogni tipologia: dalle manifestazioni di piazza ai lidi, dai lounge bar alle feste private illegali fino ai sempre più numerosi rave party. Il CTS ha deliberato la possibilità di riapertura del settore locali da ballo con rigide regole, regole disattese e mai applicate in tutti gli altri contesti di movida o ancora peggio improvvisati.
Allora la domanda è perché? Perché continuare a colpire un intero comparto fondamentale per la vita sociale e culturale delle nostre comunità? Perché umiliare un settore così importante per i giovani, ma anche colonna portante del turismo delle nostre città e delle nostre riviere? Perché lasciare migliaia di addetti ai lavori, principalmente giovani, completamente abbandonati?”.
Domani il sit in a Roma si terrà in piazza San Silvestro dalle 18 alle 20.  “Una manifestazione pacifica – continua –  educata, composta e nel pieno rispetto delle norme anti Covid (che la nostra categoria ha dimostrato di seguire sempre) che si protrarrà fino a che non ci verrà detto quando potremo essere di nuovo LIBERI DI BALLARE. Tutti gli altri settori hanno ripreso a lavorare da tempo. In troppi stanno eludendo regole e protocolli mettendo a rischio i ragazzi che giustamente si vogliono divertire, noi chiediamo solamente di fare il nostro riportando sicurezza e intrattenimento danzante con l’organizzato seria e professionale che siamo in grado di garantire”.
“Inoltre – conclude –  raccoglieremo le firme per una petizione popolare rivolta a chiedere al CTS ed al ministro Speranza una integrazione del protocollo già autorizzato dal Cts che consenta la riapertura graduale anche dei locali al chiuso”.

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