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Questa è una storia di sanità. Una bella storia con un lieto fine. A raccontarla è una giornalista, sul suo profilo Facebook.
“Questa – scrive – è la storia di come il vaccino, senza saperlo, mi ha salvata. Questa è la mia storia che non interesserà a nessuno ma per me è doveroso raccontare. Il 20 luglio ho fatto la seconda dose di vaccino. Nel pomeriggio ho avuto un mal di testa diverso dai miei soliti. In tv, a Tagadà, a Telerama, lo avevamo ripetuto tante volte grazie agli esperti: se dopo il vaccino avete un mal di testa molto forte, rivolgetevi alle strutture sanitarie. E io così ho fatto. Ho seguito i consigli che la tv, quella che per alcuni va spenta perché diffonde panico ed è allarmista, ha dato incessantemente.
Responso: chissà da quanto avevo un ospite nel cervello, bello cresciuto che ad un certo punto ha deciso di manifestarsi con un edema cerebrale.
Il vaccino non c’entrava nulla, me l’hanno spiegato subito. Non c’era correlazione, ma se non ci fosse stata quella concomitanza al Pronto soccorso non sarei mai andata. Le conseguenze sarebbero state ben diverse. Le mie ferie – prosegue – sono passate dal lettino del mare a quello dell’ospedale.
Ora il peggio è passato, sono sulla strada della guarigione. Ma non posso dimenticare chi ha permesso che così fosse. I medici del Pronto Soccorso di Bisceglie: tempestivi, scrupolosi, a loro devo tanto. E non dimenticherò la dolcezza con cui mi spiegavano, senza spaventarmi, che avevo una massa nel cervello. Tutta l’equipe di Neurochirurgia del Policlinico di Bari, con a capo il prof. Signorelli. A cominciare dal dott Calace, il primo sorriso all’arrivo di notte al Policlinico. Hanno spazzato via la paura, con calma e scrupolo. Se oggi mi lascio tutto alle spalle, se ho tutti i miei riccioli, una cicatrice che non si vede e una storia a lieto fine da raccontare è grazie a loro. E poi ci sono i tanti volti della sanità pugliese, quella che da giornalisti spesso dobbiamo pungolare, ma che sono pezzi di vita che incroci e a cui sei grato. Giulia, la oss di turno al mattino in Neurochirurgia, che in questi giorni sta riabbracciando la figlia trasferita in Albania. Stefania e Cesare, due infermieri dalla pazienza illimitata, sempre pronti a sorriderti con dolcezza.
Anche mentre di notte suonano tutti insieme i campanelli delle stanze. Calogero, trasferito dal porto di Gioia Tauro per trovare qui un nuovo futuro. Rita, di origini georgiane, in formazione, un sorriso dei più luminosi. Ada, l’infermiera dal fare materno, da 35 anni lontana dalla sua famiglia in Perù che nemmeno quest’anno potrà riabbracciare.
Mi hanno affidato racconti di vita, momenti di serenità.
Anche e soprattutto questa, è la sanità pugliese. Continuerò a parlare di ciò che non va e lo devo soprattutto a loro che, invece, sono la luce nella tempesta.
Questo lungo post è noioso forse, inutile ma per me importante. Era la promessa con cui ho salutato, in ambulanza, i medici di Bisceglie all’arrivo al Policlinico. ‘Racconterai una storia a lieto fine, la tua’. E io le promesse le mantengo” – conclude.

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