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Una storia di disagi e di inefficienza. Che in un ospedale dedicato ai piccoli fa ancora più rabbia. A riportarla mediante i social, è una mamma.

“Circa tre settimane fa – scrive – il mio bimbo che all’epoca aveva poco più di un mese aveva mostrato i primi sintomi di raffreddore, naso chiuso per intenderci. Ho provato con i lavaggi nasali ma è peggiorato per cui su indicazione della pediatra abbiamo integrato con aerosol con rinorex. Peggiora ancora. Una notte a causa dei muchi in gola resta senza respiro per pochi secondi. Allora con mio marito gli facciamo i soliti lavaggi.

Resta soffocato, diventa cianotico, occhi fuori dalle orbite, i bimbi non sanno espellere i muchi e quella miscela con la fisiologica è stata maledetta , corsa al pronto soccorso del Giovanni XXIII. Nel pronto soccorso tutto ok: ci accolgono subito dicendoci che siamo stati fortunati in quanto si era appena sfollato a causa delle bronchioliti che stanno facendo pullulare gli ospedali. Il personale bravissimo. Di lì dopo i primi soccorsi passiamo in zona grigia perché se non si ha l’esito del tampone covid non si accede giustamente in reparto. Il problema sono i tempi.

Erano l’una di notte quando io e mio figlio di un mese e mezzo, entriamo in questo corridoio buio, una infermiera che forse aveva poco più di 20 anni e credo un Oss ci dicono di non uscire assolutamente da quella camera. Non vedo medici, non ce n’erano, e faccio presente che mio figlio è vivo per miracolo e che ho paura possa capitare ancora. Gli attaccano un saturimetro. Io per paura potessimo infettarci dormo con la finestra aperta e mi tolgo tutti gli indumenti possibili per tenerlo al caldo. Non chiuso occhio, l’ansia, i risultati arrivano la mattina seguente alle 11 circa. Ad ogni colpo di tosse il terrore. Arriviamo in reparto.

Tutto pieno, unico posto in una quadrupla insieme ad una bimba con mononucleosi, una con broncopolmonite ma in fase di guarigione e un bimbo per una polisonnografia. Tutto ok, a detta dei medici il bambino ha solo un forte raffreddore. Nella nostra stanza mi dicono che il giorno prima era stato trovato un topo morto , ma non era l’unico ; la notte si sentiva squittire! Erano nel contro soffitto credo o nei tubi di areazione. Nel bagno la finestra era rotta bloccata a vasistas, immaginate il freddo in questi giorni soprattutto la notte, e dulcis in fundus, non c’era l’acqua calda. Sì, avete capito bene, in ospedale, in un reparto pediatrico, è impossibile lavare i bambini. Che per altro sono lì proprio per raffreddore e bronchiti: assurdo. Lo faccio presente al primario che pare sia al corrente solo dei topolini e mi ringrazia della segnalazione di cui però gli infermieri erano già al corrente da tanto, ma nessuno fa niente.

Arriva un giorno in cui sono dovuta andar via dall’ospedale perché il letto accanto a mio figlio, sarebbe stato occupato da una broncopolmonite severa e di fronte sarebbe arrivato un caso di brinchiolite. Avevo paura mio figlio si infettasse. Ho dovuto mettere firma e andare via. Hanno aggiustato la finestra però eh! Ho mandato una mail a striscia la notizia. Le cose DEVONO cambiare! Sono vicina – conclude – a tutte le mamme che in questo periodo stanno combattendo con questi ed altri tipi di mostri”.


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