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“Quando ho letto la storia del neonato morto in ospedale a Roma durante l’allattamento, ho pensato: sarebbe potuto accadere anche a me”. Sono le parole di Paola Romano, assessore alle Politiche giovanili, Istruzione, Università, Ricerca e Fondi Europei, in merito alla tragedia che si è consumata qualche giorno fa nella capitale, in particolare all’ospedale Pertini dove in piccolo sarebbe morto per soffocamento.

Attualmente sono in corso le indagini da parte della Procura, l’accusa è di omicidio colposo verso ignoti. Gli inquirenti, in particolare, vogliono verificare se ci siano state o meno carenze nell’assistenza ospedaliera nei confronti della neo mamma che, secondo quanto emerso, avrebbe denunciato di aver chiesto aiuto più volte, senza però ricevere il supporto richiesto. Da qui il monito di tante altre persone, tra cui personalità istituzionali, ma anche mamme, tra loro proprio la Romano che sottolinea l’importanza di “non sottovalutare le difficoltà e la solitudine che molte donne devono sperimentare nei momenti più delicati della propria vita e in quella dei loro figli”.

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“Capita di addormentarsi mentre si allatta, specie se si hanno tante ore di veglia alle spalle – ha sottolineato l’assessore al Comune di Bari –  quella mamma, in particolare, aveva ben 17 ore di travaglio alle spalle. Quando ho partorito, poche settimane fa, ho visto un gruppo di professionisti laboriosi e mai fermi nel reparto in cui ero ricoverata. Le pazienti suonavano spesso il campanello per chiedere assistenza; medici, infermieri, Operatori Socio-Sanitari e anche il personale delle pulizie che facevano straordinari o facevano molto di più del loro dovere pur di non lasciare scoperto il reparto. Nonostante il loro impegno, mi è però capitato di aiutare compagne di stanza appena conosciute che erano impossibilitate ad accudire il loro neonato, perché stravolte dai dolori del parto” – ha raccontato.

“È giustissimo e bellissimo – ha proseguito ancora – lasciare che le mamme e i propri neonati condividano dei momenti intimi dopo il parto, ma allo stesso tempo c’è bisogno di più personale, di una migliore organizzazione e anche dell’uso delle tecnologie per diminuire i carichi di lavoro e per scongiurare tragedie del genere. Ciò che è accaduto deve servire a comprendere quanto è prezioso il nostro personale sanitario e quanto sarebbe doveroso ampliarlo ancora; e anche quanto sia importante non sottovalutare le difficoltà e la solitudine che molte donne devono sperimentare” – ha concluso.
Foto repertorio

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