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Omicidio in discoteca a Bisceglie, il 22enne indagato: “Coinvolto senza saperlo”

La difesa è pronta a ricorrere al Riesame

Pubblicato da: redazione | Mar, 9 Giugno 2026 - 15:09
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Proseguirà davanti al Tribunale del Riesame la battaglia legale di Francesco Di Vittorio, il 22enne di Modugno indagato per concorso in omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso e concorso nella detenzione di armi da fuoco nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Filippo Scavo, il 43enne barese ucciso il 19 aprile scorso all’interno della discoteca Divine Club di Bisceglie.

Nel corso dell’interrogatorio di convalida del fermo, il giovane ha reso dichiarazioni spontanee respingendo ogni accusa. “Senza volerlo eravamo coinvolti in un omicidio perché ci trovavamo nello stesso posto dove è stato commesso senza sapere nulla. Sono innocente”, avrebbe dichiarato davanti al giudice. Il fermo è stato convalidato dal gip del Tribunale di Bari, Giuseppe Ronzino, che lo scorso 5 giugno ha disposto la custodia cautelare in carcere. Il difensore del 22enne, l’avvocato Nicola Quaranta, ha annunciato il ricorso al Tribunale del Riesame contestando la ricostruzione dell’accusa.

Secondo gli inquirenti della Direzione distrettuale antimafia di Bari, Di Vittorio avrebbe avuto un ruolo nell’agguato aprendo una porta di sicurezza del locale ai presunti esecutori materiali del delitto, Dylan Capriati e Aldo Lagioia, arrestati il 5 maggio insieme a Nicola Morelli, ritenuto un altro complice. Il giovane, però, sostiene una versione diversa dei fatti. Avrebbe spiegato di essersi recato quella sera al Divine Club insieme a un gruppo di amici, tra cui Capriati, senza sapere che quest’ultimo fosse armato né che all’interno del locale fosse presente Scavo. Quando sarebbe scoppiata la lite nel privé, il 22enne si sarebbe allontanato e avrebbe successivamente aperto una porta dopo aver sentito bussare, senza rendersi conto che i suoi amici fossero armati.

Di Vittorio avrebbe inoltre riferito di essere fuggito soltanto dopo aver udito gli spari, lasciando il locale a bordo di un’auto con Capriati e Lagioia. Davanti al giudice avrebbe anche escluso qualsiasi intenzione di sottrarsi alle indagini o di lasciare l’Italia, precisando che l’ipotesi di trasferirsi all’estero per motivi di lavoro era un progetto di cui parlava da tempo con la famiglia. L’inchiesta sull’omicidio di Filippo Scavo prosegue mentre la difesa si prepara a chiedere una nuova valutazione della misura cautelare. Si ricorda che il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e che la responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nel corso del processo, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.

Foto repertorio

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