Dalle campagne fino al cuore della città per gridare il proprio “basta”. Gli agricoltori della Coldiretti Puglia hanno invaso questa mattina lo spazio antistante la Prefettura di Bari per denunciare quella che definiscono una vera e propria attività da “trafficanti”. Sotto accusa ci sono le manovre speculative che stanno facendo crollare i prezzi dell’olio extravergine d’oliva e del grano, due pilastri insostituibili dell’agroalimentare locale e della dieta mediterranea.La protesta di Bari non è isolata: si inserisce in una massiccia mobilitazione nazionale che sta vedendo gli agricoltori presidiare contemporaneamente tredici capoluoghi di regione, tra cui Roma, Bologna, Napoli, Palermo e Firenze.”Speculazioni, inganni e mancanza di trasparenza mettono a rischio la salute dei cittadini e la tenuta delle aziende agricole nazionali”, attacca duramente la Coldiretti. Una crisi strutturale aggravata dall’impennata dei costi di produzione legata alle tensioni internazionali e ai conflitti in Medio Oriente.
Nel corso della mattinata, una delegazione guidata dal presidente di Coldiretti Puglia, Alfonso Cavallo, è stata ricevuta dal prefetto di Bari, Francesco Russo, al quale è stato consegnato un manifesto programmatico con le principali rivendicazioni del comparto.”Dalla Puglia parte un messaggio forte contro chi specula sulla pelle di produttori e consumatori”, ha dichiarato Cavallo. “Non possiamo tollerare che importazioni selvagge senza adeguate garanzie, frodi e pratiche sleali continuino a deprimere i prezzi riconosciuti nei campi. Servono controlli più incisivi, piena trasparenza sull’origine e il rispetto del principio di reciprocità commerciale”.La richiesta immediata della piazza punta a bloccare i vergognosi tentativi di “strozzare” le aziende agricole. Il caso più eclatante riguarda il grano al Sud, pagato sotto trebbiatura la misera cifra di 19 centesimi al chilo: un valore umiliante che non copre nemmeno le spese vive della raccolta, spingendo le imprese pugliesi verso il collasso finanziario. Tra le proposte cardine del manifesto spicca inoltre il vincolo per le mense pubbliche, come quelle di scuole e ospedali, di garantire la presenza di soli prodotti 100% italiani.