C’è chi lo definisce rapper, chi cantautore e chi semplicemente uno degli artisti che più hanno cambiato il panorama musicale italiano degli ultimi quindici anni. La verità è che Coez è tutto questo insieme. Con uno stile capace di fondere rap, pop e cantautorato, Silvano Albanese è riuscito a costruire un linguaggio personale, fatto di emozioni quotidiane, relazioni complicate e malinconia urbana. Un percorso iniziato nei quartieri di Roma e arrivato fino ai vertici delle classifiche italiane.
Il suo successo definitivo porta il nome di “La musica non c’è”, una canzone diventata una colonna sonora per un’intera generazione e capace di consacrarlo definitivamente al grande pubblico. Ma dietro quel brano c’è una lunga storia fatta di sacrifici, muri dipinti con le bombolette spray e tanta gavetta.
Dalle bombolette spray ai microfoni
Nato a Nocera Inferiore nel 1983, ma cresciuto a Roma, Silvano Albanese scopre molto presto la cultura hip hop. Prima ancora della musica arrivano infatti i graffiti: il suo nome d’arte, Coez, nasce proprio come firma da writer, lasciata sui muri della Capitale durante l’adolescenza. Per anni vive immerso nella scena underground romana, convinto che “queste non me le possono cancellare, queste restano”, come raccontò parlando del passaggio dai graffiti alle canzoni. Una frase che riassume perfettamente il suo modo di intendere la musica: qualcosa destinato a durare nel tempo. A diciannove anni fonda insieme ad alcuni amici il gruppo Circolo Vizioso, prima esperienza musicale che gli permette di farsi conoscere nell’ambiente rap. Poco dopo nasce il collettivo Brokenspeakers, realtà fondamentale per la scena hip hop romana degli anni duemila.
La lunga gavetta prima del successo
La carriera solista di Coez prende ufficialmente il via nel 2009 con Figlio di nessuno, album che lascia già intravedere quella vena melodica destinata a diventare il suo marchio di fabbrica. Negli anni successivi arrivano Non erano fiori e Niente che non va, lavori che conquistano un pubblico sempre più numeroso senza però ottenere particolare spazio nelle radio nazionali. La vera svolta arriva nel 2017 con Faccio un casino. Già il titolo sembra raccontare perfettamente il momento artistico che sta vivendo: un disco capace di rompere gli schemi e cambiare le regole del gioco.
“La musica non c’è”, il brano che ha cambiato tutto
Se oggi Coez è uno degli artisti più ascoltati d’Italia, gran parte del merito è di La musica non c’è. Il brano è diventato un autentico fenomeno generazionale, conquistando radio, piattaforme digitali e classifiche. Il ritornello entra nella memoria collettiva e trasforma Coez in uno dei protagonisti assoluti del nuovo cantautorato italiano. È la dimostrazione che una canzone nata fuori dai circuiti tradizionali può arrivare ovunque. Lo stesso Coez raccontò come, prima ancora delle radio, fossero le persone a far conoscere la sua musica, ascoltandola “dai finestrini delle macchine” mentre attraversava Roma. Da quel momento il suo percorso cambia completamente.
Un artista che non smette mai di evolversi
Dopo Faccio un casino arrivano altri album di grande successo come È sempre bello e Volare, lavori che confermano la capacità dell’artista di raccontare l’amore, le fragilità e la quotidianità con uno stile diretto ma poetico. Brani come Domenica, Come nelle canzoni, Margherita e Essere liberi mostrano un Coez sempre più maturo, capace di alternare momenti introspettivi a sonorità pop senza perdere credibilità. Nel 2023 pubblica Lovebars insieme a Frah Quintale, un progetto nato dall’amicizia tra i due artisti e accolto con entusiasmo dal pubblico. Da quell’album arrivano successi come Alta marea, Che colpa ne ho e Terra bruciata. Nel 2025 torna invece da solista con 1998, anticipato dai singoli Mal di te e Ti manca l’aria, confermando ancora una volta la sua continua voglia di sperimentare.
Molto più di un rapper
Definire Coez semplicemente rapper sarebbe riduttivo. Nel corso degli anni è riuscito a creare un linguaggio capace di mettere insieme la scrittura del cantautorato italiano, l’immediatezza del pop e l’attitudine dell’hip hop. Le sue canzoni parlano di amori finiti, nostalgia, città, amicizie e crescita personale. Lo fanno con un linguaggio semplice, diretto e mai artificioso, qualità che gli hanno permesso di conquistare un pubblico trasversale. Non a caso molti lo considerano uno dei principali artefici dell’evoluzione del cosiddetto “cantautorap”, aprendo la strada a numerosi artisti della nuova generazione.
Curiosità
Dietro il nome Coez si nasconde Silvano Albanese, ma il soprannome nasce molto prima della musica. Era infatti la firma che utilizzava quando, da adolescente, realizzava graffiti sui muri di Roma. Prima di vivere esclusivamente di musica ha lavorato anche come fonico e microfonista in televisione, un’esperienza che lui stesso ha raccontato di non aver particolarmente amato. Nonostante il grande successo, Coez ha sempre mantenuto un profilo piuttosto riservato. Della sua vita privata parla raramente, preferendo lasciare che siano le sue canzoni a raccontare emozioni e stati d’animo. Tra le collaborazioni più apprezzate della sua carriera ci sono quelle con Carl Brave, Frah Quintale, Gemitaiz, MadMan, Neffa e Franco126, artisti con cui ha contribuito a definire una delle stagioni più importanti della musica urban italiana. Un’altra curiosità riguarda il suo percorso artistico, prima di conquistare milioni di ascolti, Coez era uno dei nomi di riferimento dell’underground romano. Il successo non è arrivato improvvisamente, ma dopo oltre dieci anni di concerti nei piccoli locali, mixtape e dischi costruiti passo dopo passo. Una dimostrazione che, a volte, anche quando sembra che La musica non c’è, è proprio la musica a trovare la strada per arrivare a tutti.