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Ciao Pietro, presentati ai nostri lettori, in pochi caratteri come chiede twitter.

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Consulente e formatore di marketing e comunicazione per imprese e territori. Innamorato dei vini e dei prodotti della Puglia!

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In che maniera è cominciato e come si è evoluto il tuo percorso lavorativo?

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Ho coltivato fin da ragazzo la mia passione per la scrittura e la comunicazione. Ho scritto commedie e realizzato giornalini scolastici. A 18 anni seguivo l’ufficio stampa della squadra di pallamano di Noci, la mia città natale, ed eravamo già in serie A. poi la laurea in Scienze Politiche con indirizzo Economico – Internazionale, i master e le specializzazioni universitarie in marketing territoriale e per il settore turistico-territoriale. Nel 2003 ho fondato Exprimendo, la mia società di consulenza che opera nel turismo, nel marketing territoriale e nel settore enogastronomico con particolare riguardo all’ideazione e gestione di eventi, la conduzione di uffici stampa, la promozione on line, l’attività di destination management.

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Fingi di dover ”spiegare‘’ il vino a chi non ne ha mai sentito parlare. Fingi di scrivere in un messaggio, da mettere in una bottiglia e poi lanciare nello spazio aperto, cosa è per te il vino, in una sola frase. Dopo millenni sballottolato dalla risacca cosmica, un alieno intercetta finalmente la tua bottiglia, la apre, legge il messaggio. Che c’è sta scritto?

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Se hai coraggio bevi il contenuto di questa bottiglia, ti darà ancora più coraggio!

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La tua idea di vinificazione

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Il metodo classico e tutto ciò che a che fare con le bollicine mi esalta. Vedere i passi avanti fatti negli ultimi anni dal perlage made in Puglia, mi incoraggia a dire che, presto, saremo leader anche in questo settore.

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Il clima allo sbando, cambiamenti climatici in atto e forse irreversibili ad opera soprattutto dell’uomo. Come ti poni in merito?

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Se ne parla troppo, si fa troppo poco. Io credo che nei prossimi 20 anni ci saranno dei cambiamenti irreversibili del nostro clima, già in atto purtroppo. I problemi della Puglia e di buona parte del Sud Italia saranno l’acqua e la desertificazione dei territori. Non dobbiamo essere pessimisti però, in Puglia sono secoli che combattiamo i problemi connessi alla scarsità delle nostre risorse idriche…ce la faremo anche questa volta!

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“Nunc vino pellite curas” scriveva Orazio, Ora curate col vino gli affanni. Quanto c’è di magico nel vino, quanto è elisir, pozione, sortilegio e quanto è semplice bevanda? Il vino spiritoso, il vino che ristora soprattutto l’animo, il vino che diffonde gioia. Dioniso, in un canto del libro ” canti di terra” sembra quasi contento di non aver ereditato il cielo (finito a zeus) ed il mare (a poseidone) ma ‘’soltanto’’ la gestione del più semplice e meno gravoso mondo del vino. Tu credi nel calice di vino come collante tra persone, come pretesto per il convivium?

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Mio padre, che insieme a mio nonno fin da ragazzo, produceva vino che vendeva in una delle antiche “frasche”, le cantine che una volta animavano il borgo antico di Noci, cosiddette appunto perché ti bastava esporre una frasca di vite per dire che c’era il vino buono, che ci si poteva radunare tutti per una bella bevuta, mi ha insegnato fin da piccolo che la bottiglia di vino buono, soprattutto quando si è in gruppo, finisce sempre. Io non ho vissuto ai tempi della “frasca” di mio padre e di mio nonno, ma ho vissuto sempre il vino, soprattutto grazie a questo inprinting di famiglia, come un veicolo di aggregazione. Si vendemmiava in famiglia o con gli amici di famiglia, si vinificava e si passavano insieme giornate per fare il vino insieme. L’odore vinoso ti entrava nelle narici fin da bambino, fino a far parte della nostra anima del nostro essere. Da quell’armonia, tipica dei momenti in cui l’uomo si aggrega per fare le cose buone della sua vita, discende poi quella del bere in compagnia!

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Il vino pugliese: conosciamo tutti i numeri straordinari del settore ma cosa si può fare e dove si dovrebbe intervenire secondo te per valorizzarlo ancor di più?

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A mio parere si dovrebbe puntare su pochi grandi brand legati ai vitigni ed ai territori alle quali sono legati. Noi abbiamo alcune DOC in Puglia, di cui anche i sommelier più evoluti a volte non conosco le caratteristiche. Resettare tutto. Dobbiamo concentrare gli sforzi di valorizzazione, quindi, su 3 grandi filoni: – il Primitivo, di Manduria e di Gioia del Colle ma innanzitutto di primitivo si deve parlare; – il Negroamaro del Salento; – il Nero di Troia della terra dell’Imperatore, dei territori intorno a Castel del Monte, dal nord barese a Foggia. Sono questi i tre filoni d’oro che ci possono portare ad una notorietà dei marchi made in Puglia a livello internazionale. Continuare a diversificare non ci porterà da nessuna parte.

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Sbottonati e, per quanto sia difficile, fammi qualche nome dei migliori pugliesi in questi ultimi anni.

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Ma, è difficile fare nomi. Comunque ti dico che il territorio che sta crescendo in maniera esponenziale in questi ultimi anni è quello della Doc Gioia del Colle. Guarda i nomi delle cantine premiate con l’Eccellenza dalla Guida Vitae dell’AIS e capirai a quali aziende mi riferisco.

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Grazie a dio aumenta il numero di persone che esigono mangiare e bere bene, ma anche quello di chi abbina il prodotto enogastronomico all’ecologia ed al turismo. C’è qualche itinerario che puoi suggerirci, qualche visita in cantina da consigliare ai nostri lettori baresi?

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Essendo uno dei fautori del progetto enogastronomico e di marketing territoriale Noci Città dell’Enogastronomia non posso che portarti nel mio territorio. Passando da Gioia del Colle a voi la scelta di una cantina da visitare, l’importante è degustare in azienda il Primitivo di Gioia del Colle. Questo è l’aperitivo. A pranzo puoi scegliere uno dei tanti ristoranti di Noci, o anche degustare mozzarelle e prodotti caseari in uno dei tantissimi caseifici della città. Per il pomeriggio ti consiglierei un’uscita in masseria, a vedere i nostri allevamenti di mucche da latte e vacche podoliche, da carne. Per la cena la carne al fornello, che esalta i sapori di involtini, salsiccia agnello grazie alla cottura lenta, non a fiamma diretta come per l’arrosto, ma con la cottura a riverbero. Come vedi non ti ho fatto nomi, ma proposte tante esperienze di gusto visto che da noi si mangia bene dappertutto!


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