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BARI – Dopo i sindacati e i sindaci, oggi è la volta degli Ordini dei medici pugliesi. I sei presidenti attaccano il piano di riordino ospedaliero, che prevede 9 chiusure in tutta la regione, e colui che lo ha pensato, il governatore Michele Emiliano. Però, a differenza dei rappresentati sindacali, annunciano che domani 27 febbraio saranno presenti solo “per dovere istituzionale” alla presentazione ufficiale del piano. “I presidenti – scrivono in una lettera – auspicano che dopo la presentazione si apra con la Regione una fase di confronto nel merito, per garantire il massimo livello di condivisione su criteri e regole”. I sei Ordini si “rammaricano che l’approccio inclusivo scelto dalla Regione sia stato messo in atto un po’ tardivamente e che non ci sia stato un coinvolgimento della professione nella fase di elaborazione del piano”. Entrano nel merito, secondo i sei presidenti “la sanità pugliese oggi paga le conseguenze di un de-finanziamento di lungo periodo del sistema sanitario, di cui la legge di stabilità rappresenta uno degli ultimi atti, poiché determina una riduzione delle risorse che obbliga di fatto le regioni ad un taglio della rete ospedaliera. Premesso che i medici hanno sempre appoggiato interventi tesi a razionalizzare e a rendere più efficiente il servizio sanitario e l’uso delle risorse a disposizione, occorre però valutare se non si sia arrivati ad una compressione della spesa che rischia di intaccare pesantemente la qualità del servizio sanitario a scapito della salute del cittadino e dell’equità territoriale”. “A costi standard – lamentano i camici bianchi – dovrebbero corrispondere risorse e parametri standard. Invece, la realtà dei dati ci restituisce l’immagine di una distribuzione non equa delle risorse. La spesa sanitaria in Puglia nel 2014 è stata di 7,1 miliardi di euro, mentre a parità di popolazione una regione come l’Emilia Romagna ne ha spesi 8,7 miliardi (Dati Agenas). Nel corso del Piano di Rientro 2011-2013 il blocco del turn over in Puglia ha determinato un depauperamento di risorse pari al 6% del personale (circa 3500 unità). Con conseguenze che erano evidenti già nel 2012: la Puglia aveva 89,6 unità di personale sanitario ogni 10mila abitanti contro i 133,5 dell’Emilia Romagna e i 135,4 della Toscana (dati Istat 2012)”. I medici, poi, denunciano disparità di trattamento da pubblico e privato. “Le strutture pubbliche – sostengono – devono essere sottoposte agli stessi requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi delle strutture private accreditate, come prevedono le norme vigenti mai attuate”. Sulle chiusure degli ospedali, due solamente nella provincia di Bari, i camici bianchi chiedono che “alla soppressione” ci sia un “contemporaneo aumento dei posti letto di residenzialità territoriale”, mentre “i posti letto per acuti non devono essere inferiori agli standard nazionali e vanno distribuiti equamente sul territorio regionale, superando la logica delle Asl provinciali”\r\n\r\n 


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